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Il faro dei mercati sulle maxi-aste italiane: via al test da 20 miliardi

di Isabella Bufacchi

Per il Tesoro, collocare titoli di Stato a breve, media e lunga scadenza per raccogliere una ventina di miliardi in due giorni è pura routine. Anche per il mercato, fino a qualche tempo fa, prestare all'Italia una ventina di miliardi nell'arco di 48 ore era la prassi. Ora non più. La crisi di sfiducia che dallo scorso luglio fa vacillare il rischio-Italia, e che da questa estate alimenta l'ansia in occasione di ogni emissione di titoli dello Stato italiano, ha contaminato anche le aste di questo fine dicembre. Quei 20 miliardi di importo massimo che il Tesoro chiede al mercato con pagamento il 2 gennaio, mettendo in offerta oggi BoT a sei mesi (9 miliardi) e CTz a 24 mesi (tra 1,5 e 2,5) e domani BTp a 3, 10 e 9 anni (tra 4,5 e 7,5 miliardi) e CcTeu (tra 0,5 e 1 miliardo), destano forti preoccupazioni tra i traders: il mercato teme un brutto esito a causa degli scarsi volumi di trading per le festività e per via della debole domanda per i bond periferici, italiani in primis.

Eppure le previsioni prevalenti non sono poi così nere: l'ammontare dovrebbe essere coperto, perché vi sono importi consistenti in scadenza, la forchetta complessiva è ampia (tra un minimo di 15,5 miliardi fino 20) mentre i rendimenti in assegnazione dovrebbero registrare un calo consistente, sulle scadenze più brevi soprattutto, rispetto alle drammatiche aste di fine novembre.

Le maxi-aste italiane di Capodanno sono un appuntamento noto al mercato. Negli ultimi giorni dello scorso anno, per esempio, il Tesoro ha collocato 8,5 miliardi di BoT a sei mesi, 3,5 miliardi di CTz, 3 miliardi di BTp a tre anni e 3 di BTp decennali e 1,3 miliardi di CcT indicizzati all'Euribor per un totale di 19,3 miliardi. I rendimenti all'epoca non erano però ansiogeni, spaziando da un minimo dell'1,7% per i Buoni semestrali a un massimo del 4,8% per i BTp decennali. Routine, dunque, sebbene fossero già scoppiate le crisi del debito pubblico greco e irlandese. Andrà diversamente nell'asta di oggi e di domani, con tassi di assegnazione ben più elevati rispetto a un anno fa ma, se tutto andrà bene, decisamente più bassi quando messi confronto con l'orribile collocamento dello scorso mese.

I BoT semestrali in offerta questa mattina per 9 miliardi, contro gli 8,8 in scadenza, dovrebbero servire in chiusura d'anno a cancellare – o come minimo a mitigare – il ricordo dell'ultima offerta dei Buoni a sei mesi che a fine novembre ha registrato un elevatissimo 6,5% per 8 miliardi collocati e un rapporto di copertura di 1,47 volte.

L'asta dei CTz sarà ancora più importante oggi per segnare una drastico calo dei rendimenti del rischio-Italia sulla parte più corta della curva dei rendimenti: i Certificati del Tesoro zero coupon a 24 mesi a fine novembre sono stati venduti al 7,814%, un rendimento imbarazzante.

Ieri sul secondario i BTp con vita residua di due anni sono stati oggetto di intensa volatilità e scambiati tra il 5,20% dell'apertura fino al 5,32% per poi chiudere, in base ai terminali Reuters, al 5,14 per cento. Domani il mercato grigio del CTz potrebbe registrare l'impennata dei tassi dell'ultim'ora: ma il peggioramento pre-asta non potrà avvicinarsi alla soglia dell'8%, come un mese fa.

L'asta dei CTz di oggi è oltretutto speciale perché rappresenta il primo collaudo sul campo delle innovazioni introdotte dal Mef sulle modalità di collocamento dei titoli di Stato per il 2012. A differenza del passato, a partire dai CTz in offerta oggi viene proposta una forchetta per l'importo minimo e massimo, tra 1,5 e 2,5 miliardi. In secondo luogo, come annunciato ieri nelle «Linee guida per la gestione del debito pubblico 2012», a partire dall'asta dei CTz a 24 mesi del 28 dicembre «viene introdotta la possibilità per i partecipanti di inserire fino a cinque offerte, facoltà finora consentita solo per il comparto dei BoT».

Chiuse le aste a breve termine, il Tesoro dovrà affrontare il test più difficile, quello del medio-lungo. Domani andranno in asta i BTp a tre e dieci anni in corso di emissione, un BTp off-the-run, e il CcTeu: il tutto fino a 8,5 miliardi che, sommati all'importo massimo in offerta oggi pari a 11,5 miliardi, portano la richiesta totale del Mef al mercato a quota 20 miliardi.

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