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Il fallimento è l’extrema ratio

Concessione di specifici finanziamenti nella fase prima del deposito del piano di concordato preventivo. Concessione di garanzie per salvaguardare le linee di credito autoliquidanti esistenti, nonché permettere offerte concorrenti a quelle del debitore, che dovrebbero aumentare il beneficio dei creditori. Lo si prevede nello schema di decreto legge in materia di giustizia civile, che va verso l’approvazione da parte del Consiglio dei ministri, e che contiene anche un pacchetto di norme in materia fallimentare. Norme che «cadono» in una fase in cui è comunque in corso lo studio approfondito della prevista riforma organica delle procedure concorsuali a cura di una commissione di esperti nominata dal ministro della giustizia Andrea Orlando, che sta lavorando anche per introdurre i cosiddetti istituti di allerta. Il cantiere delle riforme fallimentare è dunque sempre aperto: con il decreto sono adesso in via di introduzione norme che si occupano di finanza interinale e che disciplinano i piani concorrenti dei creditori. In generale, si tratta di idee che dovrebbero puntare a dare fiducia per una gestione migliore e più efficiente delle crisi d’impresa, anche se l’articolato appare foriero di non poche critiche e dubbi anche costituzionali. Appare per esempio evidente la spinta a sfavorire l’uso del concordato preventivo a vantaggio degli accordi di ristrutturazione dei debiti, a tutto beneficio degli istituti bancari. E infatti, il nuovo art.182 septies si occupa di accordo con intermediari finanziari e convenzione di moratoria, prevedendo che la maggioranza qualificata delle banche obbliga le banche piccole e dissenzienti. Fin qui tutto andrebbe bene, perché la partita è giocata in casa tra banche. Ma ci sono poi le proposte concorrenti previste dal nuovo art. 163-bis, il quale lascia non pochi dubbi di efficacia per non avere previsto l’attestazione dell’offerta e dell’interesse dei creditori da parte dello stesso soggetto che ha attestato e quindi usando lo stesso peso e misura. Inoltre i piani concorrenti possono essere presentati addirittura dai creditori che hanno acquistato crediti dopo il concordato. Cosa che non solo può essere contraria all’interesse dei creditori, ma anche di ostacolo alla buona riuscita della procedura, poiché le proposte concorrenti come congegnate portano certamente confusione e rischiando di inchiodare il tutto.
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