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Il fallimento civile raddoppia

di Antonio Ciccia 

Nuovo varo del fallimento civile per famiglie e imprese. La commissione Giustizia del senato il 17 gennaio 2012 ha definitivamente approvato in sede deliberante il disegno di legge 307-B, che dispone le misure di composizione della crisi da sovraindebitamento. Il provvedimento, per cui è prevista una vacatio di 30 giorni (a tale termine decorrente dalla pubblicazione in Gazzetta Ufficiale è posticipata l'entrata in vigore), ripropone sostanzialmente quanto disposto dal governo con il decreto legge 212/2011, in corso di conversione.

Quindi il fallimento civile raddoppia. Anche se la sovrapposizione dei due testi dovrebbe durare poco tempo: nei lavori parlamentari si legge che la commissione ha ritenuto di approvare rapidamente, in sede deliberante, il disegno di legge e di procedere successivamente, in sede di esame del disegno di legge di conversione del decreto-legge n. 212 alla eventuale modifica o correzione anche del testo che sarà nel frattempo pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Insomma, ci potrebbe essere a breve qualche intervento correttivo (tra l'altro il Consiglio nazionale forense ha sottolineato alcuni punti critici del decreto 212 e cioè macchinosità del procedimento e garanzie di professionalità dell'organismo di composizione della crisi). Ma vediamo di analizzare il testo della legge, che interviene anche in materia di usura e di fondo vittime di richieste estorsive, con modifiche rispettivamente alle leggi n. 108 del 1996 (Disposizioni in materia di usura) e n. 44 del 1999 (Disposizioni concernenti il Fondo di solidarietà per le vittime delle richieste estorsive e dell'usura).

Il provvedimento introduce un nuovo tipo di concordato finalizzato a comporre le crisi da sovraindebitamento, e cioè le crisi di liquidità del singolo debitore, vale a dire di famiglie o imprese, non assoggettabili alle ordinarie procedure concorsuali. Il «sovraindebitamento» viene definito come una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte e il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte, nonché la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente le proprie obbligazioni. Per porre rimedio a tale situazione di crisi, la legge contempla lo strumento dell'accordo con i creditori, su proposta del debitore, sulla base di un piano di ristrutturazione dei debiti che assicuri il regolare pagamento dei creditori estranei. I presupposti per l'accesso alla procedura sono i seguenti: il debitore non deve essere assoggettabile a fallimento e non deve aver fatto ricorso, nei precedenti tre anni, alla medesima procedura di composizione della crisi. Il piano per uscire dalla crisi può prevedere anche l'affidamento del patrimonio del debitore a un fiduciario per la liquidazione, la custodia e la distribuzione del ricavato ai creditori. Si contempla inoltre la possibilità del ricorso a uno o più garanti (che dovranno sottoscrivere a loro volta la proposta di accordo) e la previsione di una moratoria fino a un anno del pagamento dei creditori estranei (con esclusione dei crediti impignorabili) sempre che il piano risulti idoneo ad assicurare il pagamento alla scadenza del nuovo termine e l'esecuzione del piano venga affidata ad un liquidatore nominato dal giudice su proposta dell'organismo di composizione della crisi. L'accordo deve essere omologato dal giudice. A questo scopo è previsto il deposito della proposta di accordo (e degli altri documenti necessari) presso il tribunale del luogo di residenza o sede del debitore; segue la fissazione da parte del giudice dell'udienza e la relativa comunicazione ai creditori, la sospensione (non operante nei confronti dei titolari di crediti impignorabili) delle azioni esecutive e l'esclusione di sequestri conservativi o dell'acquisto di diritti di prelazione sul patrimonio del debitore per un periodo non superiore a 120 giorni dall'udienza stessa; i creditori devono comunicare espressamente all'organismo di composizione della crisi il proprio consenso alla proposta di accordo e, ai fini dell'omologazione dell'accordo, è necessaria l'accettazione da parte dei creditori che rappresentino almeno il 70% dei crediti; l'accordo è omologato dal giudice, e dalla data di omologazione e per un periodo non superiore ad un anno, l'accordo produce effetti conservativi del patrimonio del debitore, attraverso in particolare la sospensione delle azioni esecutive e l'esclusione di sequestri conservativi o dell'acquisto di diritti di prelazione. È prevista la nomina da parte del giudice di un liquidatore se per la soddisfazione dei crediti sono utilizzati beni sottoposti a pignoramento o se previsto dall'accordo. I pagamenti e gli atti dispositivi in violazione dell'accordo sono nulli. Protagonisti del procedimento sono gli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento. Gli organismi possono essere costituiti ad hoc da enti pubblici e devono essere iscritti in apposito registro presso il ministero della giustizia (che dovrà essere disciplinato con regolamento ministeriale). Gli organismi di conciliazione presso le camere di commercio, i segretariati sociali per l'informazione e consulenza al singolo e ai nuclei familiari, nonché gli ordini professionali degli avvocati, dei notai, dei commercialisti ed esperti contabili, a domanda, sono iscritti di diritto nel registro. Le funzioni di tali organismi consistono nel complesso delle attività di assistenza al debitore finalizzate al superamento della crisi di liquidità, con particolare riferimento alla predisposizione del piano di ristrutturazione da proporre ai creditori e all'attestazione della sua fattibilità. Essi, inoltre, partecipano nel procedimento finalizzato all'omologazione da parte del giudice dell'accordo e hanno compiti di vigilanza sulla corretta esecuzione dell'accordo, comunicando ai creditori ogni eventuale irregolarità. Per le proprie funzioni il tribunale e gli organismi di conciliazione l'accesso alle banche dati pubbliche per lo svolgimento delle funzioni previste dalla legge, nel rispetto del codice della privacy e del Codice di deontologia e buona condotta per i sistemi informativi gestiti da soggetti privati in tema di crediti al consumo, affidabilità e puntualità nei pagamenti. Rischia grosso il debitore se strumentalizza la procedura, con condotte finalizzate a ottenere l'accesso alla procedura o tenute nel corso della medesima o connesse al mancato rispetto dei contenuti dell'accordo (la pena è della reclusione da sei mesi a due anni e la multa da mille a 50 mila euro). Rischia grosso anche chi è autore di false attestazioni, dell'omissione o del rifiuto senza giustificato motivo di atti d'ufficio da parte del componente dell'organismo di composizione della crisi. Per far partire gli organismi manca un decreto del ministro della giustizia, che deve fissare la data a decorrere dalla quale i compiti e le funzioni attribuite agli organismi di composizione della crisi da sovraindebitamento possono essere svolti dagli stessi in via esclusiva; prima di tale data, tali compiti possano essere svolti da un professionista che abbia i requisiti per la nomina a curatore fallimentare, o da un notaio, nominati dal presidente del tribunale o dal giudice da lui delegato.

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