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Il falco Asmussen e la dottrina di Berlino sui conti da pagare

«No, non è stata una minaccia» da parte della Banca centrale europea, ha fatto subito sapere Jörg Asmussen, membro tedesco nel board dell’istituto, spiegando di nuovo quello che ha ripetuto come negoziatore di Eurotower alle trattative di Bruxelles ed è stato poi concretizzato dal Consiglio direttivo ieri in un breve comunicato. «Noi abbiamo constatato in modo oggettivo — ha proseguito il ministro degli Esteri della Bce — che possiamo concedere la liquidità di emergenza solo alle banche solvibili», nel quadro del mandato della Bce. E quindi, ha concluso che «le banche cipriote dovrebbero essere considerate come non solvibili» — il termine tecnico per «fallite» — «se non venisse deciso al più presto un piano di aiuto per Cipro, che garantisca una veloce ricapitalizzazione del settore bancario».
Ecco spiegata in poche parole la «linea dura» del banchiere centrale 46enne e della Bce, molto simile a quella adottata dal governo della cancelliera Angela Merkel. E l’urgenza di un accordo per gli aiuti, sottolineata ancora ieri dal Consiglio direttivo dalla Bce in occasione della riunione quindicinale di metà mese. Secondo la Bce, non si è trattato di un ultimatum. Anzi. A voler guardare bene, pare che alcuni puntassero addirittura a chiudere già ieri la liquidità di emergenza alle banche cipriote. La decisione è stata poi rinviata (quasi si trattasse di un atto di «misericordia») di quattro giorni fino a lunedì, giorno nel quale gli istituti sono chiusi comunque per una festa nazionale, e per dare tempo al governo di tessere il nuovo «piano B». Una svolta era attesa già da tempo, in quanto le due maggiori banche cipriote — Bank of Cyprus e Laiki Bank — sono escluse dal giugno scorso dalle operazioni di rifinanziamento della Bce, perché i titoli di Cipro sono stati declassati a «junk bond» dalle agenzie di rating. E per questo la Bce aveva poi approvato un’estensione dell’accesso ai fondi Ela (Emergency Liquidity Assistance) da parte della Banca centrale di Cipro, in scadenza ieri, ma destinati alle banche solvibili.
Nel frattempo, Asmussen ha smentito con forza ogni proprio coinvolgimento per l’imposizione della tassa ai piccoli depositanti. Facendo sapere, fra l’altro, di essere rimasto continuamente in contatto, durante le trattative, con il presidente Mario Draghi, e i colleghi Benoît Coeuré e Peter Praet, ha voluto «sottolineare che non è stata la Bce a spingere per la scelta di questa imposta», bensì, ha aggiunto, «è stato il risultato dei negoziati» di venerdì notte a Bruxelles”. Se mai la Bce «ha dato tecnicamente una mano per i calcoli».
Tuttavia, per questo altri media sono intervenuti criticando il «ruolo politico» della Bce, dotata di grande potere, mentre «punta la pistola al petto di Cipro», come ha osservato Die Welt. Nel frattempo, a Francoforte anche l’Esrb, il Consiglio europeo per i rischi sistemici guidato da Draghi, ha esortato i governi a tutelare i depositi bancari sotto i 100 mila euro nella Ue, tanto più che le banche continuano a rimanere «fragili».

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