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Il dossier Mps-Poste sul tavolo del governo ma il Tesoro frena

La prudenza è d’obbligo, ma il matrimonio tra Mps e Poste è un’ipotesi pienamente sul tappeto. «Noi come governo – spiega il viceministro all’Economia Enrico Morando – facciamo quello che possiamo per rafforzare il sistema. Poi naturalmente tocca agli operatori. Credo che esistano diverse soluzioni, nessuna esclusa e compresa questa, ma che ancora manchi una decisione finale». E sempre dal Tesoro Enrico Zanetti, altro viceministro di via XX settembre, conferma: «Non mi sto occupando della partita, ma credo che l’idea di Poste esista, anche se come extrema ratio. Un paracadute finale, insomma».
Ufficialmente il fischio d’inizio non c’è ancora. Per questo il Tesoro nega gli scenari anticipati da Repubblica: «Ipotesi di operazioni che coinvolgono Poste nel riassetto del settore bancario e in particolare indiscrezioni che vedono la società interessata all’acquisizione di Mps sono destituite di ogni fondamento». Anche Poste interviene: «Nessuna delle operazioni di fusione o acquisizione ipotizzate nel contesto del riassetto del sistema bancario rientrano nei nostri piani».
Il progetto, però, è sul tavolo del governo. E non potrebbe essere altrimenti, perché una soluzione alla questione Mps – anche alla luce delle ultime difficoltà patite in Borsa – va comunque ricercata. Ancora di più dopo che l’idea di una sinergia tra il colosso toscano, Bpm e Ubi sembra essere tramontata. I ragionamenti che fanno nel governo partono dal presupposto che nessuna delle principali banche italiane sembra disponibile a un intervento: vale per Unicredit, così come per Intesa. L’alternativa vede allora Poste – e in modo particolare Cassa Depositi e Prestiti – giocare un ruolo chiave in questo scacchiere. Difficile trovare un altro soggetto italiano in grado di sostenere uno sforzo in questa direzione.
Non è l’unica strada percorribile, naturalmente. L’alternativa che molti ipotizzano si concentra su un partner “straniero”. Ma al momento nessun operatore estero ha bussato alla porta dell’istituto di Siena. «Se dovesse accadere – spiega uno dei vicemistri – la valuteremo. Ma non è detto che sia più convincente di un piano con Poste».
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