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Il dossier Ilva a Palazzo Chigi

Enrico Bondi, per ora, resta al suo posto. Dopo una lunga giornata, l’esito dell’incontro di ieri sera con il sottosegretario Delrio è l’accettazione dell’invito, formulato dal principale collaboratore di Renzi a nome del Governo, di rimanere commissario. Almeno finché non si saranno misurate le forze in campo. E la situazione, che è andata in fibrillazione mercoledì con l’intervista al Sole 24 Ore di Claudio Riva in cui la famiglia proprietaria dell’Ilva si è detta pronta a intervenire in cordata con altri, non avrà trovato un suo punto di equilibrio.
A quanto risulta al Sole 24 Ore, Bondi avrebbe manifestato la disponibilità a un ruolo da “traghettatore”, fino a che la cordata non si sia formata. Una disponibilità estendibile anche in caso di un sua mancata composizione. Una opzione apprezzata dal Governo, che ha un duplice problema: trovare una soluzione strutturale e “stabilizzare” una vicenda in fortissima tensione.
La giornata di ieri è stata davvero scandita da un ritmo parossistico, da film drammatico.
Scena numero uno. Ore 13,30. Il fiammingo Robrecht Himpe, capo delle attività europee di Arcelor Mittal e neopresidente degli acciaieri del Vecchio Continente radunati in Eurofer, arriva al ministero dello Sviluppo economico. L’appuntamento è dal ministro Guidi.
Scena numero due. Ore 14,30. Raggiungono il Mise Claudio e Cesare Riva e il presidente di Federacciai Antonio Gozzi. Di nuovo per la Guidi.
Scena numero tre. Ore 15,30. Alla direzione del Pd, il premier Renzi parla di Ilva: «Così non va. Serve un cambio di passo nel giro di qualche giorno».
Scena numero quattro. Ore 16,30. Arrivano al Mise, per partecipare al tavolo sulla siderurgia, i Marcegaglia (Antonio e Emma) e l’amministratore delegato di Arvedi Mario Caldonazzo. E Marcegaglia e Arvedi sono disponibili a una partecipazione minoritaria nella cordata in via di costruzione.
Scena numero cinque. Ore 17,30. A Palazzo Chigi compare Bondi per un colloquio con Del Rio.
L’affaire Ilva ha, dunque, subito una accelerazione fortissima. Nelle prossime settimane – se non nei prossimi giorni – si verificherà la rimodulazione effettiva delle forze in campo.
Bisognerà saggiare il ruolo del sindacato, con per esempio la Cisl che – spiegano al Sole 24 Ore fonti vicine al dossier – sostiene Bondi «a spada tratta»: lo fa per ostilità verso i Riva o per il timore diffusosi fra i sindacati che la cordata possa decidere di ridurre la capacità produttiva di Taranto, “tarata” sul mercato italiano antecrisi, con gli inevitabili effetti occupazionali? Ci sono poi i tempi – settimane, se non mesi – della effettiva costituzione della cordata imbastita su Arcelor Mittal e sui Riva: tempi che non collimano con l’urgenza di tamponare, subito, la crisi finanziaria dell’Ilva. E c’è, da parte del Governo, la ricerca di un commissario gradito appunto a chi ha preso in considerazione la possibilità di mettere soldi freschi nell’Ilva. Una ricerca che prosegue sia fra gli uomini della siderurgia, in grado di realizzare l’Aia e di occuparsi della gestione, sia fra quelli di matrice finanziaria, garanti del sistema bancario. Fra i primi, da giorni gira il nome dell’attuale commissario della Lucchini, Piero Nardi. Il quale, interpellato dal Sole 24 Ore, è tranchant: «Nessuno mi ha chiesto di diventare commissario. Se me lo chiedessero direi di no, anche perché a Piombino siamo nella fase più delicata. Da uomo delle istituzioni, però, se mi domandassero di fare il “consulente” per la parte industriale, non potrei sottrarmi».
Fra gli uomini di finanza, alcuni ambienti governativi starebbero ragionando su Massimo Tononi, presidente di Borsa Italiana ed ex Goldman Sachs, che ha gestito dossier complessi, prima come assistente di Romano Prodi all’Iri e poi come sottosegretario all’Economia nel primo Governo del Professore. Non a caso proprio quel Professore che all’Iri, negli anni Ottanta, promosse la privatizzazione della siderurgia italiana.
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