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Il doppio binario della voluntary

La voluntary disclosure «domestica» introdotta dalla legge 186/2014 consente a tutti i contribuenti, non solo a coloro che hanno commesso illeciti fiscali internazionali, il ripristino della legalità fiscale. Potranno quindi accedervi anche soggetti non sottoposti agli obblighi di monitoraggio, come società di persone, di capitali, cooperative, enti commerciali, stabili organizzazioni, oltre ai contribuenti che non hanno violato tali obblighi: questa possibilità è stata prevista per impedire disparità di trattamento tra i contribuenti con imponibili all’estero e quelli con imponibili in Italia.
Due tipologie
Per l’ambito oggettivo della voluntary nazionale, la circolare delle Entrate 10/E del 2015 ha specificato che i contribuenti interessati devono definire la posizione relativamente agli inadempimenti degli obblighi dichiarativi commessi fino al 30 settembre 2014. Si applicano le medesime disposizioni della collaborazione internazionale per ammissibilità, termini, effetti anche per le «coperture» penali, modalità procedurali e responsabilità per false dichiarazioni. Non è invece possibile né determinare in modo forfetario i rendimenti applicando l’aliquota del 27%, né definire le imposte di successione e donazione.
Ai fini della voluntary nazionale possono quindi identificarsi due tipologie:
la prima, «duale» che riguarda le infedeltà dei soggetti che si avvalgono della voluntary disclosure internazionale, relativamente a periodi di imposta diversi e per i maggiori imponibili non connessi con le attività illecitamente detenute all’estero;
la seconda, ordinaria, se il contribuente non ha capitali occultati all’estero.
Analogie e differenze
Gli effetti premiali della voluntary, oltre a quelli penali, riguardano l’applicazione delle sanzioni tributarie in misura ridotta, sia per omessa o infedele dichiarazione di redditi imponibili sia in materia di monitoraggio fiscale. Non trattandosi di un condono né di uno «scudo», e rilevato che le tasse si pagheranno tutte, ove non prescritte, occorre far riferimento a quanto precisato dalla circolare 10/E per investimenti e attività finanziarie detenute all’estero, senza soluzione di continuità, già a partire da periodi d’imposta per i quali è decaduta la potestà di accertamento. In questo caso il contribuente non dovrà puntualmente spiegarne l’origine, ma sarà sufficiente che fornisca documentazione attestante la precedente esistenza.
L’Agenzia dovrebbe esplicitare che tali considerazioni si applicano anche alla voluntary nazionale, che consente di sanare la posizione di soggetti esterovestiti o le stabili organizzazioni occulte, ma anche violazioni più “classiche” relative ad esempio a sottofatturazioni o indeducibilità di costi. La regolarizzazione potrebbe anche riguardare conti correnti, polizze assicurative, trust, fondi comuni, oggetti preziosi, opere d’arte, partecipazioni, immobili, beni mobili registrati (tra cui i natanti) o beni custoditi in cassette di sicurezza, detenuti direttamente o attraverso soggetti o strutture interposte o esterovestite.
La circolare 10/E, con riferimento alla voluntary nazionale, precisa che lo stesso contribuente dovrà fornire all’Agenzia i documenti e le informazioni necessari alla determinazione dei maggiori imponibili. È evidente che in alcuni casi vi sono difficoltà oggettive nell’imputazione temporale, come ad esempio per i beni custoditi in cassette di sicurezza o per gli oggetti preziosi e le opere d’arte. Si potrebbero suggerire ipotesi relative all’apertura delle cassette di sicurezza in presenza di notai o perizie con il fine di accertare il valore e l’anzianità dei preziosi; per le opere d’arte una valida attestazione può essere la ricevuta rilasciata da una galleria o casa d’aste o la sussistenza di contratti di assicurazione sottoscritti dal collezionista.
Se manca qualsivoglia supporto documentale per la imputazione temporale dei beni, come potrebbe accadere per violazioni “continuative” (parziale occultamento di ricavi o compensi protratto nel tempo che ha generato valori liquidi) sono auspicabili chiarimenti in modo da poter adottare criteri temporali sulla base dei quali suddividere queste somme, ad esempio, per gli anni di esercizio dell’attività o per un numero di esercizi che potrebbero essere pari a dieci (mutuando i principi di altri ambiti giuridici). Queste difficoltà risultano però relative sia agli aspetti internazionali sia a quelli domestici e non dovrebbero, pertanto, condurre a disparità di trattamento a scapito dei contribuenti che intendono aderire alla procedura nazionale.

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