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Il dopo Draghi lo decide il Colle


di Roberto Miliacca  

Si è aperta, per ora solo ufficiosamente, la corsa alla successione in Bankitalia. La nomina di Mario Draghi, nel prossimo mese di ottobre, alla guida della Banca centrale europeea, ottenuto l'appoggio francese e il via libera tedesco alla candidatura, sembra infatti ormai cosa fatta. E già nei palazzi del potere si è iniziato a discutere della successione a Palazzo Koch.

Il toto nomine è già partito e sulla scelta del futuro capo della Banca d'Italia peserà moltissimo la voce del ministro dell'economia Giulio Tremonti, ma anche quella del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che comunque dovrà controfirmare il decreto di nomina.

D'altronde un più o meno sottile filo rosso ha più volte legato il Quirinale al vicinissimo Palazzo Koch. Bankitalia ha infatti espresso più volte dei nomi di suoi uomini che sono andati a ricoprire posti di vertice nelle istituzioni. È stato il caso di Carlo Azeglio Ciampi, già governatore della Banca d'Italia, ma anche quello di Lamberto Dini, prestato alla politica per guidare un governo tecnico all'inizio del 2005, a poche settimane di distanza dalla caduta del primo governo Berlusconi avvenuta a mezzo avviso di garanzia.

E proprio uno storico Ciampi-boy è in pole position per guidare l'istituto di via Nazionale. Si tratta di Vittorio Grilli, direttore generale del Tesoro, subentrato a Draghi dopo che questi guidò la Dgt per ben 10 anni, dal 1991 al 2001.

Il passaggio dell'allora Ragioniere generale dello Stato Grilli (dal luglio del 2002 al maggio 2005, e quindi tra il secondo e il terzo governo Berlusconi), alla Dgt, nel 2005, fu quasi un automatismo, dopo l'interregno di Domenico Siniscalco, giovane Reviglio-boy chiamato a guidare via XX Settembre nel luglio del 2004 dopo la cacciata di Tremonti dal ministero ad opera di Gianfranco Fini.

Molto apprezzato soprattutto dal sottosegretario alla presidenza del consiglio, Gianni Letta, Grilli ha ottime possibilità di raccogliere il consenso bipartisan del Quirinale per recarsi a Palazzo Koch, visti anche i prestigiosi incarichi comunitari e nazionali ricoperti (a marzo è stato eletto presidente del Comitato economico e finanziario della Ue, l'organismo che prepara i lavori del Consiglio europeo sullo stato economico e finanziario dell'Unione, e dal dicembre 2005 si occupa di ricerca, tema molto caro a Napolitano, guidando la Fondazione Istituto Italiano di Tecnologia (IIT) di Genova).

Due sole altre candidature, al momento, potrebbero mettere in discussione la sua corsa in solitaria verso via Nazionale. Si tratta di una candidatura interna, cioè quella di Fabrizio Saccomanni, attuale numero 2 di Palazzo Koch nella veste di direttore generale, incarico che riveste, su indicazione proprio di Draghi, dall'ottobre del 2006, cioè a quasi un anno di distanza dalle dimissioni del precedente governatore Antonio Fazio.

L'altra candidatura forte è quella del fiorentino Lorenzo Bini Smaghi, dal giugno del 2005 componente del comitato esecutivo proprio di quella Banca centrale europea guidata ancora da Jean-Claude Trichet, dove dovrebbe approdare Draghi.

Un tecnico, insomma, esperto dei meccanismi della finanza internazionale (è stato capo della Divisione analisi e pianificazione dell'Istituto monetario europeo e poi, dal 1998 al 2005, dirigente generale della Direzione rapporti finanziari internazionali del Ministero dell'economia), che potrebbe portare a Palazzo Koch una forte esperienza europea. O, in alternativa, nel caso in cui la scelta ricada su Grilli, potrebbe essere un valido sostituto per la direzione del Tesoro, che deve gestire le partecipazioni azionarie dello Stato nelle holding industriali. Incarico non certo di ripiego, visto le incursioni francesi delle ultime settimane, e che probabilmente saprebbe gestire parlando la stessa lingua degli attuali scalatori.

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