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Il dl salva banche in Stabilità

Emendamento al dl salva banche depositato senza modifiche. Il termine di presentazione dei subemendamenti è fissata per domani. Il decreto, inserito in Legge di Stabilità, porta in attuazione, non senza contestazioni, un parziale assaggio di bail in (che entrerà in vigore dal 1° gennaio 2016), coinvolgendo nel risanamento di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e CariFerrara, azionisti ed obbligazionisti; dato il malcontento sollevato, il Governo ha dichiarato ieri si riserverà di verificare misure volte alla tutela delle parti “debole”.
Il dl salva banche, che ha avuto rapida attuazione grazie ai 3,6 miliardi circa di liquidità anticipati al fondo di risoluzione dai gruppi bancari Intesa Sanpaolo, Unicredit ed Ubi, è stato depositato così come da testo approvato in Consiglio dei ministri lo scorso 22 novembre; eventuali proposte di modifica saranno votate a partire da domenica. La misura, nei termini in cui è stata applicata, contiene in sé un parziale bail in, prevedendo che a concorrere al risanamento dei quattro istituti siano, oltre agli azionisti, anche i detentori di obbligazioni subordinate. «L’azzeramento del valore delle obbligazioni subordinate» facenti parte del capitale di rischio, ha dichiarato il vice ministro all’Economia, Enrico Morando «costituisce un vincolo non eludibile, imposto dalla Direzione generale competente per approvare gli interventi del fondo di risoluzione. Il Governo» ha proseguito «è però consapevole che, almeno ad una parte dei risparmiatori coinvolti, la natura dello strumento obbligazione subordinata poteva non essere perfettamente nota. Per questo» ha concluso Morando, «l’Esecutivo ha avviato una approfondita verifica circa la possibilità che siano messe in atto misure in grado di ridurre gli effetti negativi del processo di risoluzione sulla componente socialmente più debole».

Dal canto delle banche che hanno concesso liquidità al fondo di risoluzione, queste, secondo un emendamento del Governo alla manovra, potrebbero beneficiare di un aumento dal 96 al 100% della deducibilità Ires degli interessi passivi. Una misura che si accompagnerebbe a quella di riduzione dell’Ires dal 27,5 al 24% a partire dal 2017. Tale taglio avrà infatti come diretta conseguenza la riduzione della deducibilità fiscale dei crediti in sofferenza. Secondo i dati di Banca d’Italia, negli ultimi anni di crisi, gli istituti del credito hanno accumulato oltre 50 miliardi di euro in imposte differite attive (dta), generate dal trattamento fiscale degli accantonamenti sui crediti deteriorati. In caso di perdite fiscali, è concesso che una quota di dta venga convertita in credito d’imposta, concorrendo al patrimonio di vigilanza.Una riduzione dell’aliquota Ires avrebbe dunque diretta conseguenza sui futuri crediti di imposta bancari, in diminuzione. Delle linee di credito concesse, l’una è prevista a breve, l’altra a più lungo termine, per un totale di 3,6 miliardi di euro. Di questi, 1,7 mld sono stati impiegati nella copertura delle perdite; 1,8 mld sono serviti alla ricapitalizzazione dei quattro istituti risanati (uguali per nome, eccetto nell’aggettivo “nuovo”); infine 140 milioni sono confluiti nella bad bank, creata per contenere la parte cattiva dei patrimoni bancari.

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