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Il dieselgate si allarga oltre Volkswagen test anche su modelli del gruppo Fca

TORINO
Berlino al contrattacco. Sull’onda dello scandalo Volkswagen l’ufficio per la motorizzazione tedesco, la Kba, ha annunciato di aver messo sotto esame una cinquantina di modelli di automobili (compresa Fca) e di aver accertato che anche altre case oltre a quella di Wolfsbug avrebbero violato le regole sui test delle emissioni. Da Berlino non filtrano i nomi dei costruttori che avrebbero truccato i motori né tantomeno i modelli che avrebbero violato le regole. Nell’elenco delle case prese in considerazione ci sono tutti i costruttori tedeschi, Ford e Gm, i giapponesi, i coreani. Sotto esame anche Fca. Tra i modelli del gruppo del Lingotto, secondo quanto riportava ieri sera il Financial Times sul suo sito, sarebbero stati analizzati la Giulietta, la Panda, il Ducato e la Jeep Cherokee. La scelta sarebbe stata fatta in base alla diffusione dei modelli sul mercato tedesco.
Il quotidiano londinese aggiunge che Kba «confronterà i dati raccolti con i costruttori» e solo quando avrà sufficienti elementi deciderà eventuali iniziative. Le indagini sono fatte confrontando i test sulle emissioni in laboratorio con quelli su strada. E’ probabile che, per quanto riguarda i costruttori non tedeschi, il Kba comunichi eventuali violazioni delle regole direttamente ai ministeri dei trasporti dei governi interessati. Ieri sera non risultavano pervenute segnalazioni al ministero italiano.
L’eventuale allargamento del numero di violazioni e il possibile coinvolgimento di altri costruttori avrebbe forse l’effetto di attuttire la pressione che oggi grava sul gruppo Volkswagen ma finirebbe per avere un forte impatto sull’intero mercato dell’auto. Per ora l’unico gruppo che deve fare i conti con le conseguenze di uno scandalo senza precedenti è quello guidato da Matthias Mueller. Ieri la Volkswagen ha anticipato a fine novembre la data limite entro la quale i dirigenti che racconteranno particolari sul sitema di falsificazione delle emissioni durante i test avranno garantito, in cambio del pentimento, il mantenimento del posto. In origine la data ultima per confessare era stata fissata a fine dicembre. L’annuncio di ieri sembra dunque indicare una accelerazione dell’indagine interna.
Mueller, d’altra parte, deve anche lavorare al futuro di Wolfsburg oltre lo scandalo. E sembra voler accelerare la ricerca sull’auto iperconnessa che, insieme all’ibrida e all’elettrica, sembra essere la nuova frontiera del mercato delle quattro ruote. Così è stato annunciato il ritorno in Germania di Johann Jungwirth, uno dei manager che stanno studiando la nascita della Apple car, l’auto connessa del marchio della mela. Jungwirth era stato, dal 2009 al 2014, presidente e amminiostratore delegato del dipartimento della Mercedes che svolge attività di ricerca e sviluppo in Nordamerica. Lo scorso anno era stato ingaggiato a Cupertino e ora lavorerà in Volkswagen. Del resto al salone di Francoforte, pochi giorni prima dell’esplodere dello scandalo, l’allora numero uno di Vw, Martin Winterkhorn, aveva predetto che «in futuro l’auto sarà un grande smartphone con le ruote».
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