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Il decreto Sviluppo in Consiglio dei ministri

ROMA — È il primo punto dell’ordine del giorno: “Misure urgenti per la crescita”. Il Consiglio dei ministri numero 35, convocato per questa mattina alle 9, dovrebbe esaminare e poi (forse) approvare il tormentato decreto Sviluppo, al centro di un duro braccio di ferro tra il dicastero guidato da Passera e la Ragioneria sul nodo coperture, per questo più volte rinviato. Sembra risolto, dunque, anche l’ultimo ostacolo. I 200 milioni necessari a finanziare le detrazioni per le ristrutturazioni e riqualificazioni edilizie, una delle misure più attese, arriveranno all’estensione anche alle compagnie di assicurazioni estere del prelievo sulle riserve matematiche (0,35%). Sul fronte della spending review, intanto, i tagli ai ministeri potrebbero toccare la soglia record di 30 miliardi in tre anni (2012-2014), mentre la sanità contribuirà con un miliardo (e non 1,5 come inizialmente ipotizzato) nel 2012.
Sul tavolo di Palazzo Chigi, dunque, giunge stamane un unico decreto (58-59 articoli) che accorpa i due “motori” per rilanciare la crescita: lo sviluppo e le infrastrutture. Lo sviluppo ruota attorno al nuovo Fondo per la crescita sostenibile, che sostituisce 43 sussidi e incentivi alle imprese esistenti, dotato in partenza di 600 milioni (altri 200 nel 2013), più 1 miliardo attivabile dalla Cassa depositi e prestiti (Cdp). Tra le altre misure, il bonus ricerca (credito di imposta del 35%, massimo 200 mila euro), per le aziende che assumono laureati o dottorati in materie scientifiche. E ancora, i minibond per le piccole imprese; la Srl semplificata anche per gli over 35; l’obbligo di pubblicazione sul web delle somme oltre mille euro erogate dalla Pubblica amministrazione per forniture e consulenze; il “chapter 11” per le aziende colpite dalla crisi, ma con prospettive di ripresa (non saranno obbligate a dichiarare il fallimento, ma potranno ricorrere direttamente al concordato preventivo).
Il capitolo “infrastrutture” ha il suo perno nel Piano città da 2 miliardi (valorizzazione di aree degradate): 285 milioni di fondi pubblici (dalla
spending review del ministero Infrastrutture), il resto da privati, tramite project financinge l’ingresso di Cdp. Confermati, ma a tempo per ora, i bonus per le ristrutturazioni edilizie (detrazioni dal 36 al 50% con tetto raddoppiato a 96 mila euro, fino al 31 dicembre 2013). E pure il bonus energia (detrazione dal 55 al 50%, per le spese di riqualificazione fino al 30 giugno 2013). I costruttori potranno compensare l’Iva anche dopo i cinque anni dall’edificazione, mentre gli immobili nuovi saranno esenti da Imu per tre anni. Le imprese invece potranno costituire società di scopo pubblico-private per emettere project bond (trattamento fiscale agevolato come per i titoli di Stato, ritenuta al 12,5%) e attrarre investitori istituzionali e fondi sovrani per investimenti. Si avvicina, poi, il “federalismo” portuale: i porti tratterranno parte di Iva e accise (1%) sulle operazioni import/export (tetto di 70 milioni l’anno). Mentre la quota di lavori che le concessionarie pubbliche possono affidare a terzi tramite gara si alza dal 50 al 60%. Il Sistri (Sistema di tracciamento dei rifiuti) viene sospeso fino al 31 dicembre. Stessa data per il decreto sui taxi sulle nuove licenze, prorogato.

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