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Il decreto lavoro è legge cambiano apprendistato e contratti a termine

Via libera definitivo della Camera al decreto lavoro con 279 voti favorevoli, 143 contrari e 3 astenuti. Il testo, diventato legge, andrà ad incidere, in particolare, sui contratti a termine e l’apprendistato. Soddisfatto il ministro Poletti, convinto che ora «le imprese potranno assumere senza preoccupazioni ». Soddisfatto anche il premier Renzi, che ha legato il voto in Aula all’accordo siglato a palazzo Chigi con l’Electrolux, la multinazionale svedese che non chiuderà, come minacciato, gli stabilimenti in Italia. Renzi, dopo aver ringraziato per «il grandissimo lavoro» azienda e sindacati, ha twittato: «senza quel decreto Electrolux non avrebbe firmato».

Il provvedimento appena varato fissa in 36 mesi da durata dei contratti a tempo determinato senza causale, prevedendo 5 proroghe. Rispetto al testo varato in prima battuta da Montecitorio, la legge segna una retromarcia riguardo all’obbligo d’assunzione per chi non rispetta il tetto del 20% di contratti a termine sull’organico. Ora, sforato il tetto, l’obbligo non sussiste: i datori di lavoro dovranno pagare una multa tra il 20 e il 50% della retribuzione del lavoratore. Due soglie, quelle del 20% e quella dei 36 mesi, che non varranno per gli enti di ricerca. Quanto agli apprendisti, l’obbligo di stabilizzarne almeno il 20% prima di assumerne di nuovi varrà solo per le aziende con oltre 50 dipendenti. Altra novità è il ripristino, pur se con paletti, della loro formazione pubblica. Critici i sindacati: per la Cgil, le norme «sono peggiorative rispetto alle precedenti per quanto riguarda la precarizzazione ». «Più leggi si fanno – è la tesi del leader Uil Luigi Angeletti – meno posti si creano» mentre il numero uno della Cisl Raffaele Bonanni sottolinea come «le ultime modifiche fatte, frutto di mediazione politica, abbiano aggiunto a flessibilità a flessibilità».
L’entità della crisi in corsa è d’altra parte misurabile anche con i dati Inps sulla cassa integrazione d’aprile. Le ore coperte risultano in calo del 13,2 per cento rispetto ad un anno fa e in aumento del 2 per cento rispetto al precedente mese di marzo. Ma se cala la cig ordinaria (meno 37% sull’anno), aumenta quella in deroga (più 47%).
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