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Il decreto Irpef è legge sì al bonus di 80 euro tetto agli stipendi colpite rendite e banche

Bonus, spending review e un po’ di tasse. Il più importante decreto del governo Renzi è arrivato ieri a destinazione, grazie all’approvazione definitiva della Camera con 322 sì, 149 no e 8 astenuti. Anche Sel, che si spacca sulla vicenda, dà il proprio via libera. In tutto un intervento da 6,6 miliardi a favore dei redditi più bassi che è già emerso dalle buste-paga di maggio e durerà fino a dicembre: è l’ormai celebre bonus-Renzi da 80 euro. Per le imprese è previsto il taglio del 10% dell’Irap. Ma è anche la prima prova generale per la spending review condita da una buona dose di nuove tasse su rendite e banche.

Il bonus-Renzi
Saltato al Senato per il no del Tesoro il blitz degli alfaniani per l’estensione alle famiglie numerose, il bonus resta un diritto fino a dicembre per i lavoratori dipendenti che guadagnano fino a 24 mila euro (si riduce fino ad annullarsi a 26 mila euro di reddito lordo annuale). Sull’estensione alle famiglie numerose c’è comunque ancora una possibilità. È stata inserita una norma di indirizzo che assegna alla legge di Stabilità il compito di estendere il bonus alle famiglie monoreddito e numerose. Secondo uno studio della Voce.info, al momento il 40% delle famiglie tra i 30 e 46 mila euro di reddito (parliamo quindi di nuclei e non più di singoli) raggiungerà almeno un bostituite mentre ci riuscirà solo il 29% delle famiglie alla base della piramide dei redditi, intorno agli 11 mila euro.
Tetto stipendi e auto blu Prime mosse operative per la nuova spending review. In primo piano il tetto agli stipendi (compresi emolumenti e collaborazioni) dei manager e dei dirigenti pubblici che viene posto a 240 mila euro con relativa pubblicazione su Internet. Consolidata la stretta sulle auto di servizio: le auto blu non potranno essere più di 5 per ministero e la spesa dovrà essere tagliata del 30% rispetto al 2011. Colpo di forbici anche alla politica: dal primo giugno 2014 sono stati eliminati i regimi tariffari postali agevolati previsti per i candidati a tutte le competizioni elettorali. Scure sugli affitti di Stato: tutte le amministrazioni entro il 30 giugno 2015 dovranno contenere i metri quadrati per addetto e tagliare del 50% la spesa per locazioni. Frenata, invece, rispetto al testo uscito da Palazzo Chigi, sulla riduzione dei «costi operativi » delle amministrazioni dello Stato, centrali e periferiche, previsto al 5%: restano i tagli ma non cadranno sui costi operativi, quindi saranno meno efficaci.
Misura importante è inoltre il rafforzamento del piano di accorpamenti tra le oltre 7 mila società controllate dai Comuni (industria, rifiuti, energia, trasporti). Il decreto affidava alla struttura di Cottarelli un semplice studio (e i risparmi cifrati erano 70 milioni): il passaggio parlamentare ha anticipato il piano a luglio e lo ha posto come condizione del Patto di Stabilità interno.
Più tasse: rendite e banche Le discusse coperture sono conus, dall’aumento delle tasse sulle rendite finanziarie e sui capital gain al 26 per cento (dal 20 attuale) che porterà 720 milioni; dalla ulteriore spremitura delle tasse sulle banche sulla rivalutazione delle quote Bankitalia (1,7 miliardi); oltre che da anticipi dell’Iva sui pagamenti delle imprese e rivalutazioni. In tutto le maggiori entrate rappresentano il 58% della manovra, circa 4,4 miliardi. Si aggiungono all’ultima ora l’aumento della tassa sui passaporti (sale a 73,5 euro ma non si paga il rinnovo annuale) e quella sul conferimento della cittadinanza. Compensazione, invece, all’interno del sistema previdenziale: aumento di tasse di mezzo punto per i fondi complementari di categoria e ritorno al 20% (attraverso un credito d’imposta dal primo gennaio 2015) per le casse previdenziali private. Conferma anche della proroga del pagamento della Tasi al 16 ottobre per i Comuni ritardatari nella delibera: nulla nel decreto invece per la disapplicazione delle sanzioni per i ritardatari, anche se il governo ha promesso un intervento visto il caos finale.
Sempre sul fronte fiscale alcune misure segnalano l’allentamento della “morsa” almeno in due direzioni: la riapertura della rateizzazione delle cartelle Equitalia per i ritardatari e il rinvio del pagamento dei canoni per le spiagge.
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