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Il decreto ingiuntivo al setaccio

Se il decreto ingiuntivo definitivo non è motivato quanto all’abusività di una clausola contrattuale, il consumatore deve poter contare su una verifica in tal senso effettuata dal giudice dell’esecuzione. Così le conclusioni dell’avvocato generale della Corte di giustizia Ue del 15 luglio 2021 nelle cause riunite C-693/19, SPV Project 1503 (IT), e C-831/19, Banco di Desio e della Brianza e.a. Nelle due vicende alcuni decreti ingiuntivi, emessi a favore di una società finanziaria in un caso e di una banca nell’altro, hanno acquisito forza di cosa giudicata a causa dell’assenza di opposizione dei destinatari delle ingiunzioni. Questi, sottoposti ad esecuzione forzata davanti al tribunale di Milano, hanno dichiarato di volersi avvalere dei loro diritti di consumatori per contestare alcune clausole dei contratti sulla base dei quali i decreti ingiuntivi erano stati emessi. Di tali clausole, essi affermano la natura vessatoria (abusiva, secondo il linguaggio del legislatore Ue). Secondo la normativa italiana, però, il giudice dell’esecuzione non può effettuare una nuova valutazione dei fatti posti a fondamento di un titolo esecutivo (qual è il decreto ingiuntivo non opposto) né modificare gli effetti della cosa giudicata. In particolare, spiega una nota della Corte di giustizia, il giudice dell’esecuzione non può rimettere in discussione la qualifica di (non)consumatore del soggetto sottoposto ad esecuzione o il carattere (non)vessatorio di una clausola del contratto in forza del quale il titolo esecutivo è stato emesso. La questione dell’abusività delle clausole contrattuali si considera quindi decisa nel merito anche se essa non è stata affatto trattata dal giudice che ha emesso il decreto ingiuntivo (giudicato implicito).

Il tribunale di Milano ha dunque chiesto alla Corte Ue se il diritto dell’Unione osti a una simile normativa nazionale. Quanto alla causa C-831/19, il Tribunale di Milano ha evidenziato che il decreto ingiuntivo era stato emesso contro delle persone fisiche che avevano «garantito» con fideiussione il pagamento del debito assunto da una società commerciale verso la banca creditrice. All’epoca, però, la Cassazione escludeva che potesse essere qualificato come consumatore il fideiussore (persona fisica) che garantiva il pagamento del debito di una persona giuridica. Tale giurisprudenza è cambiata nel 2016, successivamente, però, alla scadenza dei termini per proporre opposizione al decreto ingiuntivo nel caso in questione.

Nelle sue conclusioni, l’avvocato generale Evgeni Tanchev (Bulgaria) suggerisce alla Corte di dichiarare che la direttiva 93/13 sulle clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, interpretata alla luce del principio di effettività della tutela giurisdizionale di cui all’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Ue, osta ad una normativa nazionale come quella descritta. L’avvocato generale sottolinea l’importanza di bilanciare, da un lato, i principii posti a tutela del consumatore e, dall’altro, il principio dell’autorità di cosa giudicata, che ha un’importanza fondamentale per garantire la buona amministrazione della giustizia nonché la stabilità del diritto e la certezza dei rapporti giuridici. E osserva che la direttiva 93/13 impone la verifica d’ufficio delle clausole abusive da parte del giudice nazionale: ciò vale anche (e a maggior ragione) nei casi in cui una parte abbia avuto consapevolezza tardiva del proprio status di consumatore (come nella causa C-831/19).

Gli Stati membri sono liberi di decidere se detta verifica vada effettuata nella fase del decreto ingiuntivo o nella fase dell’esecuzione dello stesso o in entrambe le fasi. L’avvocato generale rileva che, se la valutazione sulla (non) abusività delle clausole contrattuali non è motivata nel decreto ingiuntivo (giudicato implicito), il consumatore non sarà in grado di comprendere o analizzare i motivi di tale decisione o, se del caso, di proporre opposizione. Vietare al giudice dell’esecuzione di effettuare, per la prima volta, la valutazione del carattere abusivo delle clausole soltanto per via del giudicato implicito del decreto ingiuntivo rende impossibile eseguire un controllo dell’abusività in qualsiasi fase del procedimento.

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