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Il debito ora costa meno zero interessi per il 17% risparmi attesi: 6 miliardi

ROMA .
E’ terremoto sui titoli di Stato in Italia e in Europa. Ieri, dopo il sotto zero di Bot e Ctz, anche i rendimenti dei Btp quinquennali sono precipitati a quota 0,53 e quelli decennali si sono ridotti ad un tasso dell’1,48 per cento. Lo spread, la differenza con il Bund decennale, è ormai ai minimi termini e si colloca a quota 95.
Si tratta di buone notizie per le casse dello Stato per le quali si prospettano risparmi, ma avanzano problemi per i risparmiatori che vedono ridurre di giorno in giorno le cedole: un decreto del Tesoro tuttavia fa da «scudo» a chi investe in Bot dalle eventuali perdite e al momento del rimborso, saranno le banche che dovranno far fronte riducendo le commissioni.
L’intera Europa è investita dal fenomeno dei tassi sotto zero: secondo un rapporto di Bloomberg con l’Italia sono dieci i paesi dell’Eurozona che offrono titoli di Stato con interessi «negativi» (Germania, Francia, Olanda, Belgio, Austria, Spagna, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo e Italia): complessivamente il valore di questi titoli ammonta a 1.570 miliardi di dollari. A ciò si aggiunga che tre paesi europei che non aderiscono alla moneta unica (Svizzera, Svezia e Danimarca) hanno il tasso di sconto negativo. A monte del fenomeno c’è l’enorme liquidità che si sta spandendo per il continente dovuta al Qe della Bce (che sarà replicato in dicembre) e il tasso sui depositi di Francoforte che offre addirittura il -0,2 per cento. Così le banche scelgono il «meno peggio» tra Bce e titoli di Stato: rinunciano a finanziare le imprese e non aiutano la ripresa. Non pochi i rischi: a partire da una possibile bolla immobiliare fino alla sottoscrizione di obbligazioni in euro a basso costo da parte di investitori extra europei che si troverebbero in difficoltà di fronte ad un eventuale e futuro rialzo dei tassi.
L’ingresso nel mondo dei tassi sotto zero per l’Italia rappresenta naturalmente una boccata d’ossigeno. Il taglio della spesa per interessi sarebbe già da quest’anno pari a 1,2 miliardi, per il prossimo cruciale anno della Stabilità, il 2016, il risparmio potrebbe arrivare a 6,6 miliardi e toccare i 10 miliardi nel 2017. A questi risultati giunge un focus appena sfornato da Antonio Forte per il Cer che simula l’effetto sui conti pubblici della complessiva riduzione dei tassi.
Le aste di mercoledì e di ieri hanno registrato cali strepitosi: i Bot a sei mesi sono scesi a –0,055; i Ctz a 24 mesi a -0,023 per cento: tassi frutto di domande doppie rispetto all’offerta. In discesa anche i Btp a 5 anni che ieri hanno registrato il minimo record dello 0,53 per cento; i Cct a sette anni sono scesi a quota 0,59 e i Btp a dieci anni all’1,48 per cento.
La previsione del Cer riduce la spesa del governo già incorporata nella nota di aggiornamento al Def delle scorse settimane che stima un costo degli interessi sul debito pari a 71,3 miliardi e la porta ben più in basso, a quota 64,7, con un risparmio dunque di 6,6 miliardi. Una cifra consistente che tiene conto che ormai il 17 per cento dei titoli di Stato (cioè la somma di Bot, Ctz e Cct in base ai dati di settembre) rapportata ai titoli in circolazione non ha più impatto per le casse dello Stato, essendo transitata nel campo degli interessi negativi o zero. Conferma l’analisi, che considera per il 2016 un tasso medio del Btp all’1,4 per cento e medio sui Bot allo 0,05 per cento, la proiezione dell’andamento dei tassi in Europa con l’annuncio di un «Qe2», cioè un nuovo quantitative easing della Bce in dicembre. L’effetto positivo, anche per i prossimi anni, è sostenuto dal fatto che vengono a scadenza vecchi Btp a 5-10-15 anni che saranno sostituiti da nuovi titoli con cedole molto basse. I Bot-people costretti da cedole bassissime e dalle mini patrimoniali sui titoli ad orientarsi altrove, non subiranno gli effetti del tasso sotto zero, cioè non avranno perdite sulla somma investita. Un decreto del governo, varato nel gennaio scorso stabilisce infatti che eventuali vendite sopra la pari, cioè oltre quota 100, devono essere sterilizzate dalle banche che sono tenute a ridurre le commissioni fino a riportare il costo per l’investitore a quota 100. Dunque l’investimento in Bot non frutta niente, ma non comporta perdite. Ed è probabile che lo «scudo» sui Bot venga esteso anche ai Ctz e ai Cct legati all’Euribor (anch’esso negativo).
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