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Il debito dell’Abi con il Fisco saldato dalla Banca d’Italia

Può succedere a tutti di ricevere una cartella esattoriale — quella busta bianca con su stampato il marchio di Equitalia — e può succede di dimenticare di saldarla. Per distrazione o anche per volontà. Che sia l’una o l’altra una cosa è certa: al Fisco non si sfugge. In un modo o nell’altro il conto prima o poi si deve pagare. La procedura è nota: richiesta di pagamento, sollecito, avviso di messa in mora e poi via con i controlli per rintracciare beni o liquidi su cui disporre il fermo o il pignoramento. Ovunque essi siano. Anche in Banca d’Italia se serve.
E proprio in Via Nazionale hanno bussato qualche settimana fa gli agenti di Equitalia per riscuotere una cartella da quasi 60 mila euro, scaduta a giugno. Non era tuttavia Via Nazionale ad essere inadempiente, ma l’Abi, l’Associazione bancaria italiana, per una morosità di Abiservizi, il ramo a cui fanno capo le attività nell’editoria, nei servizi, nella formazione.
Il debito con l’erario ammontava a 82.960 euro e alla data di scadenza risultavano ancora 58.900 euro non versati. Gli agenti della riscossione non hanno fatto grande fatica a rintracciare la somma. Era in Banca d’Italia che si è vista recapitare un atto di pignoramento per l’importo non versato. Palazzo Koch aveva un debito con Abiservizi e, come di prassi, prima di saldare la fattura ha verificato che non ci fossero partite aperte con il Fisco, trovando un debito. Da Via Nazionale l’incartamento è stato trasmesso ad Abiservizi, ma evidentemente la comunicazione non ha avuto l’esito sperato. Così la Banca d’Italia non ha potuto far altro che girare al Fisco 58.900 euro e comunicare ad Abiservizi che la pendenza era stata saldata.

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