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Il debito affonda il titolo Ferrari

TORINO.
Prima uscita fuori pista per la nuova Ferrari quotata in Borsa. Piazza Affari non gradisce le previsioni di un debito stabile, o meglio in leggero aumento, a fine 2016. Il dato fornito ieri dal Cavallino nel comunicato di ieri è di un 2016 che si chiuderà con un indebitamento netto di 1 miliardo e 950 milioni contro 1,938 miliardi dell’esercizio appena concluso. A Maranello ribattono che in realtà l’indebitamento industriale è di 797 milioni, dunque sostanzialmente in linea con il consensus degli analisti, e che i rimanenti 1.200 milioni sono il capitale prestato ai servizi finanziari della Rossa (Ferrari Financial services) per sostenere gli acquisti da parte dei clienti. Una posta che emerge oggi perché per la prima volta il bilancio Ferrari è separato da quello Fca.
La spiegazione non frena comunque la caduta del titolo anche se Marchionne dichiara in conference call che il calo «è incomprensibile». Non basta a mitigare la sfiducia della Borsa nemmeno la distribuzione di un dividendo di 46 centesimi per azione (il 30 per cento dell’utile netto a 1,52 euro per azione). Il mercato sembra non gradire neppure la scelta di limitare le vendite per il 2016 a 7.700 unità e di arrivare a quota 9.000 «solo nel 2019». La politica di produrre sempre un’auto in meno di quella che chiede il mercato, ribadita ieri da Marchionne, non soddisfa l’ansia da prestazione della finanza. Così, nonostante un bilancio che Marchionne definisce, «il migliore della storia della Ferrari » (utile netto a 290 milioni, ricavi a 2,8 miliardi e risultato operativo a 738 milioni), il titolo precipita, viene sospeso e torna a precipitare. A Milano chiude la giornata a 33 euro (-9,6 per cento). A New York tocca i 34,7 dollari (-13% in una seduta), quasi la metà del picco di 60 raggiunto a ottobre nel primo giorno di quotazione. La giornata difficile di Ferrari è acuita dal tono negativo dell’intero listino e solo da oggi si capirà se il titolo è in grado di rimbalzare. Ieri è sceso anche il titolo Fiat-Chrysler nonostante i nuovi record di vendite in Usa e Canada. A tenere basse le azioni del Lingotto anche l’annuncio che Fca intende modificare le centraline dei nuovi euro 6 per renderli più ecologici. Una scelta compiuta «a titolo di misura volontaria», spiega un comunicato del Lingotto aggiungendo che il nuovo settaggio della centralina sarà disponibile su tutti gli euro 6 in vendita dal 1 aprile prossimo e sarà installato gratuitamente sugli altri euro 6 già venduti. Una mossa «proattiva» come si legge nel comunicato, che arriva alla vigilia del voto del Parlamento di Strasburgo sulle nuove regole per le emissioni. Il testo su cui sono chiamati ad esprimersi gli europarlamentari raddoppia i limiti di scostamento previsti dalle norme nella differenza tra le emissioni registrate in laboratorio e quelle constatate su strada. La legge è il risultato di un compromesso tra costruttori e legislatori di Strasburgo. Se l’articolo dovesse essere bocciato, e dunque si riducesse molto la differenza consentita tra test in laboratorio e su strada, secondo l’Anfia «ci potrebbero essere pesanti ricadute produttive». Le stesse che sta sofferendo Volkswagen in Usa dopo il dieaselgate: le vendite sono crollate del 14,5 per cento.
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