Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il curatore paga se la procedura è troppo lunga

Il curatore che per sua colpa, fa protrarre eccessivamente la procedura fallimentare, al punto da determinare una richiesta di equa riparazione da parte del fallito, è temuto a risarcire il danno all’amministrazione della giustizia.
A fornire questa importante precisazione è la Corte dei Conti, sezione giurisdizionale della Sicilia, con la sentenza n. 3161 depositata lunedì scorso.
A seguito di una procedura fallimentare troppo lunga, veniva chiesto e ottenuto dal fallito, il riconoscimento del diritto all’equa riparazione (legge Pinto).
La Corte d’Appello condannava, così, il ministero della Giustizia a pagare, a favore del fallito, a titolo di equa riparazione del danno non patrimoniale subito, la somma di € 14.400 oltre € 544 circa, pari a metà delle spese processuali. L’importo dell’indennizzo veniva individuato determinando in undici anni la durata non ragionevole della procedura, che avrebbe potuto, concludersi nell’arco di cinque anni, considerata la presenza in attivo solo di pochi beni mobili. La Procura regionale della Corte dei Conti notificava un invito a dedurre nei confronti del curatore fallimentare ravvisando a suo carico un’ipotesi di danno erariale indiretto, connesso alla condanna al risarcimento del danno per la non ragionevole durata della procedura dichiarata dalla Corte d’Appello. In assenza di deduzioni difensive, la Procura chiedeva quindi la condanna al pagamento, in favore di via Arenula, della somma in questione.
La Corte ha confermato che il giudizio sull’equa riparazione costituisce il presupposto, in caso di accoglimento per un autonomo e differenziato giudizio di responsabilità amministrativo-contabile appartenente alla giurisdizione della Corte dei conti.
Nella specie sono poi state condivise le tesi accusatorie: dall’esame dei fatti è emerso che la curatela è stata caratterizzata dalla più totale inerzia.
Ed infatti l’altro curatore, successivamente nominato, nella sua relazione, confermava come la passata curatela fosse stata caratterizzata dalla più totale inattività.
Tale inerzia, peraltro, avrebbe fatto totalmente deperire i beni mobili acquisiti all’attivo, cagionando nocumento patrimoniale al fallimento. Per tali ragioni, l’eccessiva durata della procedura, lontana dai parametri di diligenza e perizia richiesti per lo svolgimento dell’attività professionale relativa alla natura dell’incarico, è stata ascritta al curatore che ha tenuto una condotta caratterizzata da colpa grave.
I giudici hanno poi rilevato che altri organi della procedura (Tribunale fallimentare e Giudice delegato) hanno omesso di intraprendere iniziative idonee a porre rimedio alla stasi della procedura revocando l’incarico tardivamente. In ragione di ciò, il danno posto a carico del curatore è stato ridotto rispetto all’iniziale richiesta della Procura, e determinato, in via equitativa, in 10 mila euro.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa