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Il cuore Fiat deve battere in Italia

di Giorgio Corradini

All'inizio del 2012 probabilmente la Fiat si fonderà con la Chrysler e di conseguenza si porrà la questione della sede legale della newco: in Italia o negli Usa. Queste sono state le dichiarazioni di Marchionne all'assemblea annuale degli azionisti Fiat nei giorni scorsi. È sin troppo facile prevedere che tra poco più di un anno la newco parlerà americano. «Con lo spostamento della sede legale negli Usa per i lavoratori italiani non cambierebbe molto», ha affermato John Elkann. E anche questo sarà molto probabile, almeno a breve e medio termine, in quanto «è importante essere presenti in più mercati e con un maggior numero di prodotti». È certo che l'Italia è e sarà un buon mercato per la newco, quindi le auto in Europa continueranno a essere prodotte_ speriamo in Italia. Quindi lavoratori-assemblatori tranquilli! La collocazione della direzione centrale a Detroit avrà delle indubbie conseguenze sulla collocazione oltre oceano di importanti funzioni centralizzate della newco. Ma la domanda che gli italiani è bene si pongano subito è la seguente: al di là di funzioni centralizzate quali quelle legali, finanziarie, HR ecc tipiche dell'head-quarter, dove verranno collocate le attività relative all'innovazione di processi e di prodotti della newco? Queste attività possono essere considerate il cuore di un'azienda e ne determinano la vita e lo sviluppo. Ogni azienda, come ogni organismo vivente, non può che avere un solo cervello e un solo cuore. Non si deve credere a chi parla di più cervelli o di cuori in più posti. È scontato che il cervello dell'azienda (cioè le funzioni centralizzate) stia nella testa dell'azienda, ma non è altrettanto scontato che debba essere così per il cuore. Una azienda colloca queste attività di innovazione dove esistono le condizioni di contesto più favorevoli per lo sviluppo di nuovi processi e nuovi prodotti, rafforzando naturalmente tale realtà con strutture periferiche in funzione delle necessità produttive e di marketing. È fondamentale che l'Italia faccia quanto può e anche di più affinché la newco trovi logico e conveniente, da un punto di vista di contesto, collocare tali attività, cioè il cuore dell'azienda, in Italia rafforzando quanto c'è già come Fiat. Se ciò non avvenisse il paese subirebbe un colpo mortale per la sua politica industriale e quindi per il suo sviluppo per almeno due motivi. Il primo è che l'attività di sviluppo e innovazione di un settore strategico come l'auto richiede notevole quantità di risorse umane altamente specializzate: il sistema Italia ha grande disponibilità di laureati tecnici ai quali oggi sono offerte scarse opportunità di lavoro qualificato. Tali competenze sarebbero perse per il Paese e per il suo sviluppo. Il secondo motivo è che una collocazione a Detroit del cuore dell'azienda sarebbe un colpo mortale per la qualità dell'indotto dell'auto caratterizzato da centinaia di aziende medio piccole ad alta tecnologia e redditività, operanti nel campo della componentistica ma non solo e che beneficiano, per la loro competitività, anche al di fuori del rapporto con la Fiat, della stretta collaborazione con quest'ultima fin dalle prime fasi di progettazione. Sono centinaia di aziende con più di 300 mila addetti, che potrebbero morire o al più vivacchiare riducendo i margini per competere con le aziende d'oltre oceano che beneficerebbero della stretta collaborazione con le strutture centrali dell'innovazione. Per tutti questi motivi, e se lo scenario è questo, è bene che il governo italiano, e in primis il ministero dello sviluppo economico, senta il dovere di attivarsi subito (forse è già troppo tardi) per creare le condizioni affinché nel prossimo futuro la newco possa, senza forzature, decidere che per lei è più conveniente mantenere, anzi concentrare, in Italia le attività di innovazione per l'auto. Altri approcci da parte italiana che facciano appello a motivi di sentimentalità storica o a responsabilità sociale dell'impresa farebbero poca strada e non si può ragionevolmente pensare che possano pesare più di qualche percento nelle libere decisioni di imprese che devono prioritariamente preoccuparsi di essere competitive e vincenti nel mercato. Creare e organizzare un contesto in Italia che la renda competitiva rispetto agli Usa non è facile perché oltre oceano l'innovazione su materiali, informatica, elettronica e quant'altro crea l'umus tecnico-scientifico per lo sviluppo di nuovi prodotti è potente. Ma anche l'Italia, e non solo nel Nordovest, ha competenze nelle università, nei politecnici e nei vari istituti di ricerca, che, se ben finalizzate e coordinate possono creare un ambiente competitivo a favore della newco.

Al governo, al ministero dello sviluppo e a quello dell'istruzione, la responsabilità di organizzare questi fattori di competitività, con un approfondimento immediato, continuo e determinato con la Fiat. Sarà bene che il governo in tale processo si faccia supportare da risorse manageriali che nel mondo industriale e nel mondo della ricerca sono in grado di dare un contributo determinante per la realizzazione di questo sistema competitivo.

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