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Il crollo del 2010 a Wall Street? Paga il trader inglese

Il «flash crash» del 2010 ha un colpevole, un trader inglese arrestato ieri da Scotland Yard a Londra. Ricordate? Il 6 maggio del 2010, verso le 3 del pomeriggio, all’improvviso il Dow Jones perse 600 punti in 5 minuti, in meno di 10 minuti andò giù del 9% (o mille punti), per poi rimbalzare altrettanto bruscamente. Fu la caduta più grande e fulminea nella storia dell’indice americano, ribattezzata appunto «flash crash». Ieri, 5 anni dopo, nel Regno Unito è finito in manette Navinder Singh Sarao, 37 anni, un trader britannico specializzato in futures, per aver contribuito a provocare quel crollo verticale e imprevisto, che in pochi minuti spazzò via miliardi di dollari di capitalizzazione delle aziende quotate a Wall Street. 
Originario di Hounslow, un sobborgo a ovest di Londra, dove si trova anche l’aeroporto di Heathrow, Sarao è accusato di un decina di reati tra cui frode elettronica e manipolazione dei contratti a termine dal Dipartimento di giustizia Usa, che adesso chiederà la sua estradizione negli Stati Uniti. Contemporaneamente anche la Commodity Futures Trading Commission (Cftc) ha presentato accuse civili parallele a quelle penali, definendo il trader inglese «un player molto importante sul mercato».
Secondo le autorità Usa, Sarao ha usato un programma di trading automatico per manipolare i contratti future dell’E-Mini S&P 500 al Chicago Mercantile Exchange (Cme). Lo schema? Piazzare simultaneamente ampi volumi di ordini di vendita a prezzi differenti — una tecnica nota come «dynamic layering» — per creare l’impressione che ci fosse una sostanziale offerta nel mercato. Sarao poi modificava gli ordini di frequente per mantenerli vicini al prezzo di mercato, ma li cancellava senza eseguirli. E quando i prezzi cadevano, vendeva i contratti future per poi ricomprarli a un prezzo più basso. Il guadagno di Sarao? Una quarantina di milioni di dollari, ha reso noto ieri la Cftc nel corso di una conferenza stampa, precisando che le manipolazioni sono andate avanti dal 2010 fino al 2014 e sono continuate almeno fino all’aprile di quest’anno.
L’arresto del trader inglese però fa luce anche sulle origini del flash crash. Finora nel mirino era finito l’ high frequency trading , cioè un sistema che utilizza software (e a volte anche hardware) sofisticati per negoziare ordini in modo velocissimo con l’aiuto di algoritmi. Nell’ottobre del 2010 un rapporto della Sec e della Cftc ricondusse il flash crash alla negoziazioni di un computer di un fondo comune che decise di vendere un grande numero di E-mini S&P 500 contratti futures. Adesso per la prima volta le autorità americane ammettono che la manipolazione del mercato ha avuto un ruolo importante.

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