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Il crollo dei consumi unisce l’Europa

Gli italiani ci pensano due volte prima di comprare un nuovo paio di scarpe. I francesi rinviano l’acquisto dell’auto. Gli spagnoli, scottati dallo scoppio della bolla immobiliare, non rinnovano le attrezzature per la casa. In Grecia l’emergenza continua e si risparmia persino sui medicinali. C’è un malessere che accomuna i cittadini d’Europa, che diventano sempre più poveri, con un tasso di disoccupazione senza precedenti. Lo raccontano i dati sui consumi dell’area euro che hanno consacrato il 2012 come annus horribilis. Se si aggiungono gli indicatori sulla fiducia ai minimi storici e le vendite al dettaglio, le propettive non sono rosee nemmeno per il futuro: per la Bce, infatti, la spesa per i consumi resterà debole nell’Area euro anche nei prossimi mesi e secondo la Commissione Ue bisognerà aspettare il 2014 per avere una timida inversione di tendenza.
Lo scorso anno le famiglie italiane – come ha fatto sapere l’Istat la settimana scorsa – hanno visto arretrare il loro potere il potere di acquisto ai livelli degli anni ’90 e la spesa per i consumi finali si è ridotta dell’1,6 per cento di pari passo con le vendite al dettaglio, calate a gennaio per il settimo mese consecutivo, e la fiducia ai minimi dal 2009. Il nostro Paese è in buona compagnia, con l’unica eccezione della Germania, che però non è completamente immune. In Spagna il calo della spesa per i consumi è stato ancora più accentuato (-2,5%), mentre l’ultimo dato sugli acquisti ha registrato un tonfo intorno al 10 per cento. In Grecia, in terapia intesiva sotto le cure di Ue e Fmi, il crollo della spesa è stato del 9,6 per cento. L’ennesima cattiva notizia per un Paese dove i consumi privati valgono tre quarti di Pil.
Nel 2012 lo scossone si è fatto sentire un po’ meno in Francia, ma il mese di febbraio di quest’anno ha segnato un brusco risveglio: la spesa delle famiglie ha registrato una frenata del 2,9 per cento. Se a questo si aggiungono i 3 milioni di disoccupati, la crescita debole e un deficit-Pil che sfiora il 5%, si comprende perché Parigi venga ritenuta dagli economisti il nuovo grande malato d’Europa. «Questi dati – sottolinea Italo Piccoli, docente di sociologia dei consumi all’Università Cattolica di Milano – sono l’effetto di un cocktail esplosivo generato da un’alta disoccupazione e dall’effetto delle politiche di austerity. I prossimi mesi saranno ancora più bui, anche perché il maltempo di questa primavera rischia di comprimere ancor di più gli acquisti». Solo la Germania regge ai venti contrari: qui la spesa delle famiglie è cresciuta del 2,4%, anche se a un ritmo inferiore degli anni precedenti, la fiducia è tornata stabile e le vendite al dettaglio, dopo il segno negativo per buona parte del 2012, hanno risollevato la testa . «Ma neppure Berlino – puntualizza Piccoli – è immune, perché risente delle debolezze degli altri Paesi».
Il barometro di Visa Europe sui consumi delle famiglie – realizzato sulla base delle transazioni effettuate con le carte Visa, che consente di scattare un’istantanea dettagliata su un euro ogni sette spesi – mostra un andamento medio piatto nel quarto trimestre 2012 nella Ue. Spostando il focus sui vari Paesi si scopre però un’Europa spaccata in due: da un lato i nordici guidati dalla Germania, con consumi in crescita, e dall’altra quelli mediterranei (Italia, Spagna e Grecia) in affanno. «La forbice – spiega Davide Steffanini, direttore generale di Visa Europe in Italia – potrebbe allargarsi ancora di più quest’anno. Ma c’è un tratto che accomuna le due aree, perché la crisi ha insegnato a riparametrare le abitudini di spesa: i consumatori si limitano ai beni essenziali e diventano più oculati nel modo di acquistare».
Cosa dobbiamo aspettarci nei prossimi mesi? Secondo le Previsioni economiche d’inverno della Commissione Ue i consumi privati dell’area euro, dopo la scivolata dello 0,7% del 2012 dovrebbero segnare un leggero miglioramento (-0,4%) quest’anno, mentre una timida risalita (+0,5%) arriverà solo nel 2014. «I Paesi europei – conclude Silvio Peruzzo, senior European economist di Nomura – si stanno concentrando soprattutto sulle riforme per migliorare l’offerta, come quelle del mercato del lavoro e le liberalizzazioni. Ora è necessario intervenire per stimolare la domanda. Altrimenti corriamo il rischio di avvitarci su noi stessi senza vedere la luce in fondo al tunnel».

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