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Il credito privilegiato cede al rinvio

Un piano di concordato preventivo può prevedere il pagamento non integrale dei creditori privilegiati. Ma una sensibile dilazione dei pagamenti nei confronti di questa categoria di creditori equivale nei fatti a una soddisfazione solo parziale che però non rende illegittima la proposta di concordato. E, anzi, ammette al voto gli stessi privilegiati in una percentuale direttamente proporzionale alla perdita subita. Lo chiarisce la Corte di cassazione con la sentenza 10112 della Prima sezione civile depositata il 9 maggio.
La pronuncia accoglie così il ricorso presentato da una società per azioni che si era vista dichiarare inammissibile dal Tribunale di Roma una proposta di concordato preventivo che prevedeva sì il soddisfacimento integrale dei creditori privilegiati ma solo attraverso la liquidità generata da un piano di dismissioni che si sarebbe realizzato nel corso del successivo quadriennio. Troppo per i giudici romani che avevano bocciato la proposta, facendo notare come un pagamento differito dei crediti assistiti da privilegio non è possibile. Al massimo si può pensare a un soddisfacimento solo parziale, ma certo non rinviato per così lungo tempo, tenuto conto anche del fatto che i creditori privilegiati non votano in assemblea proprio perché la previsione del soddisfacimento integrale rende inopportuna la loro partecipazione.
Dalla Cassazione arriva però un semaforo verde alla proposta (che ora dovrà essere riconsiderata dal medesimo tribunale che dovrà tenere conto delle considerazioni della Corte). Per la sentenza della prima sezione civile, infatti, non si può che partire dal nuovo articolo 160 della legge fallimentare, con il quale è stata introdotta la possibilità di un pagamento solo parziale dei diritti di privilegio a determinate condizioni.
La ratio della novità, che non ha valore solo interpretativo, sta nella volontà di incentivare il ricorso allo strumento del concordato preventivo e di eliminare una differenza di trattamento rispetto al concordato fallimentare. Via libera dunque non solo al pagamento in percentuale anche dei creditori privilegiati ma anche al pagamento differito, con ripercussioni sulla partecipazione al voto dell’assemblea dei creditori.
A questa conclusione si arriva tenuto conto sia della disciplina sugli accordi di ristrutturazione del debito sia delle regole sul concordato in continuità aziendale introdotte nel 2012. In un caso e nell’altro è ammesso il pagamento dilazionato e una conferma, sia pure indiretta per i concordati in continuità, di una misura generale che ammette al voto i privilegiati non soddisfatti integralmente, equiparandoli ai chirografari per la parte residua del credito. La Cassazione sottolinea come «non vi è chi non veda che, se la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei crediti privilegiati, allora il pagamento dei crediti medesimi con dilazione superiore a quella imposta dai tempi tecnici della procedura equivale a soddisfazione non integrale di essi». E questo a causa della perdita economica provocata dal ritardo con il quale i creditori ottengono le somme a loro dovute.
Dalla Cassazione arrivano anche indicazioni sulla determinazione della perdita, che ha una rilevanza significativa, perché in base a questa andrà “pesato” il voto dei privilegiati. Tocca al giudice di merito precisarla come ovvio, ma potrà avvalersi anche della relazione giurata di un professionista, degli eventuali interessi offerti ai creditori e dei tempi tecnici di realizzo.

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