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Il credito Iva non perde le sanzioni

L’agenzia delle Entrate rende più agevole il riconoscimento dei crediti Iva (ma lo stesso discorso vale anche per Irpef/Ires e Irap) maturati in annualità per le quali non è stata presentata la dichiarazione. Restano però le sanzioni e gli interessi sulla parte di credito utilizzata in compensazione, salva la possibilità di ridurre la penalità a un terzo se il contribuente paga entro trenta giorni dal ricevimento della comunicazione definitiva di irregolarità che ridetermina le somme dovute. Ma proviamo a vedere nel dettaglio.
Il cambio di prospettiva
La circolare 21/E/2013 individua una procedura più snella che, a differenza di quella indicata nella precedente circolare 34/E/2012, consente all’ufficio di definire tempestivamente in autotutela la sussistenza del credito da omessa dichiarazione senza richiedere al contribuente il pagamento delle somme contestate seguito da un’istanza di rimborso e senza prefigurare il rinvio al contenzioso (o alla mediazione per gli importi fino a 20mila euro) come condizione per il riconoscimento del diritto del credito.
L’intento del documento di prassi è, quindi, di evitare che arrivino in mediazione o in contenzioso situazioni in cui il riconoscimento della spettanza dell’importo sulla base della documentazione contabile prodotta dal contribuente possa essere effettuato prima. Nonostante ciò, le sanzioni e gli interessi sono comunque dovuti e la circolare stabilisce che i relativi importi devono essere commisurati alla parte di credito effettivamente utilizzata e non più – come sostenuto, invece, in precedenza – all’intero credito contestato.
Che cosa cambia? Il contribuente può presentare all’ufficio competente entro 30 giorni dal ricevimento dell’avviso d’irregolarità una documentazione (nel caso dell’Iva la circolare 21/E indica, per esempio, i registri e le liquidazioni, la dichiarazione cartacea dell’annualità omessa, le fatture) in grado di dimostrare la sussistenza del credito anziché richiedere al soggetto prima di pagare e poi di presentare un’istanza di rimborso (procedura, invece, delineata dalla circolare 34/E/2012).
Se riterrà esistente il credito, l’amministrazione finanziaria procederà a scomputare direttamente lo stesso dalle somme dovute in base all’avviso bonario originario. Così il contribuente riceverà una comunicazione definitiva con la rideterminazione delle somme che residuano dopo lo scomputo a cui si aggiungono le sanzioni al 30% (abbattibili al 10% se il pagamento avviene entro trenta giorni dalla ricezione della comunicazione definitiva di irregolarità) e degli interessi.
Gli effetti
Di conseguenza il nuovo orientamento dell’Agenzia, da una parte, consente al contribuente di ottenere il riconoscimento del credito in sede di autotutela senza che sia necessario versare preventivamente l’imposta, dall’altra, riduce ma non azzera il peso delle sanzioni e degli interessi che saranno comunque pretesi sulla parte di credito effettivamente utilizzato, nonostante la stessa circolare 21/E/2013 riconosca che «la dimostrazione dell’esistenza contabile del credito pone il contribuente, ancorché tardivamente, nella medesima condizione in cui si sarebbe trovato qualora avesse correttamente presentato la dichiarazione».
In base all’impianto risultante dalla circolare 21/E/2013, quindi, non rimane inciso dalle sanzioni il contribuente che ha riportato un credito derivante da una dichiarazione omessa senza averlo utilizzato mentre viene sanzionato chi lo ha utilizzato, nonostante entrambi abbiano commesso la stessa violazione e a entrambi sia stata riconosciuta la legittimità del credito non dichiarato.
Da sottolineare, infine, che gli interessi vengono applicati – in caso di utilizzo della somma da un’omessa dichiarazione – nonostante il contribuente abbia maturato un credito d’imposta e non un debito verso l’Erario.

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