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Il credito è meglio assicurarlo

R allenta l’economia a livello globale. In molti Paesi aumentano le insolvenze, e l’Italia è fra i Paesi più colpiti: le polizze crediti possono offrire un supporto soprattutto alle piccole aziende, che sono quelle più pesantemente colpite. «Nel 2012 la crescita mondiale dovrebbe attestarsi al 2,5%, in calo rispetto al 2011 — sostiene Ludovic Subran, capo-economista di Euler Hermes, la compagnia del gruppo Allianz, leader mondiale nel settore —, la zona euro terminerà con una recessione del meno 0,5%, a causa dell’indebolimento economico in Grecia, Spagna e Italia. Le insolvenze sono attese in crescita del 4% a livello globale e del 12% nel nostro Paese, dove sono in aumento da cinque anni».
Meglio sicuri
In Italia le polizze sui crediti sono poco diffuse. «Nel nostro Paese, senza considerare la Pubblica amministrazione i tempi medi di pagamento sono di cento giorni a livello complessivo — sostiene Michele Pignotti, amministratore delegato di Euler Hermes Italia e capo dell’area Mediterraneo, Africa e Medio Oriente del gruppo —, contro i 54 giorni della Francia e i venti della Germania: nel 2011 questo ramo è cresciuto del 12%, ma la sua incidenza rispetto al Pil rimane molto bassa, circa la metà di quella che caratterizza gli altri due Paesi. Insieme al Portogallo, in questo settore l’Italia rappresenta il fanalino di coda in Europa. Proprio un periodo di forte crisi come quello attuale può essere l’occasione per colmare il divario».
In Italia l’assicurazione sui crediti è fortemente concentrata: oltre il 90% del mercato è detenuto dai primi tre operatori a livello mondiale (Euler Hermes, Coface e Atradius), cui si aggiunge l’italiana Sace Bt, che assicura le transazioni commerciali a breve termine.
«Il bacino potenziale è molto ampio — spiega Ernesto De Martinis, amministratore delegato di Coface assicurazioni e chief commercial officer della piattaforma mediterranea e africana del gruppo —, le prime quattro compagnie hanno complessivamente circa 12 mila aziende assicurate, rispetto a un potenziale di oltre 100 mila che potrebbero essere interessate a sottoscrivere questo prodotto. Nel prossimo decennio si potrebbe registrare un raddoppio della raccolta, che nel 2011 si è attestata a 420 milioni di euro».
Un terzo al sicuro
La polizza rimborsa il mancato pagamento dei crediti commerciali, che rappresentano quasi un terzo dell’attivo di bilancio delle imprese italiane. Per ogni cliente, la compagnia indica un limite di credito, che rappresenta la somma massima assicurata in caso di sinistro. A seconda del prodotto, il risarcimento avviene nel giro di centoventi-centottanta giorni dalla denuncia dell’insoluto. Il costo medio va dallo 0,25% del fatturato per una grande impresa all’1% per una con ricavi inferiori al milione di euro. La quotazione, comunque, è fortemente personalizzata, e dipende dal settore merceologico, dalla tipologia di acquirenti e dal mercato di riferimento. Un’azienda con una minore incidenza delle esportazioni, infatti, paga meno rispetto a un’altra che opera solo in Italia, dove i mancati pagamenti hanno un’incidenza decisamente più elevata. Il possesso di una polizza crediti permette naturalmente di ottenere più facilmente finanziamenti, e a condizioni migliori: in caso di mancato pagamento, infatti, si apre il paracadute della compagnia assicuratrice.
Più attenzione
«Il costo non rappresenta una barriera all’acquisto — sottolinea Pignotti di Euler —, anche perché una polizza crediti consente una riduzione, che si può stimare intorno all’1,3%, degli oneri gestionali a carico delle aziende». «Insieme al risarcimento in caso di mancato pagamento — gli fa eco De Martinis di Coface — nel costo sono compresi servizi, come le informazioni commerciali sui clienti attuali e potenziali, per i quali le aziende dovrebbero sostenere una spesa a parte». Malgrado il taglio della spesa assicurativa, le polizze crediti stanno incontrando un crescente interesse anche da parte delle aziende più piccole. «Nei primi otto mesi dell’anno abbiamo registrato un discreto incremento delle richieste di copertura — spiega Pignotti — e l’80% veniva da aziende attualmente non assicurate. La nuova produzione permette di compensare la contrazione, dovuta al calo dei fatturati, di cui soffrono molte imprese già in portafoglio».

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