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“Il credito cooperativo è sano e va tutelato”

MILANO. Sergio Gatti, direttore generale di Federcasse, anche le banche cooperative sono al centro delle polemiche, con una quindicina di istituti commissariati negli ultimi anni.
«Al momento, c’è solo una banca commissariata. Verrà aggregata nelle prossime settimane in Banca Sviluppo, uno strumento utilizzabile quando non ci sono Bcc nel territorio che possano o vogliano integrare un’altra in difficoltà. Se dobbiamo guardare indietro, su 360 banche di credito cooperativo in Italia i casi non mi sembrano molti. Nel 2015 nessun nuovo commissariamento, nel 2014 sette, tutti superati. Tutti casi risolti, sempre salvaguardando i risparmi, esclusivamente con risorse delle Bcc italiane mediante il nostro fondo volontario. I numeri parlano da soli: quindi i conti tornano. Le 4 banche risolte a novembre e il Credito Sportivo non sono Bcc».
Però è dovuto intervenire il governo per spingervi all’autoriforma, non è così?
«Il nostro progetto di autoriforma era pronto già sette mesi fa, dopo averlo discusso e concordato con Bankitalia e Mef. Da sempre abbiamo cercato di muoverci in anticipo. Nel 1978 abbiamo costituito un fondo di garanzia volontario per tutelare le banche e dunque indirettamente i depositanti, poi divenuto obbligatorio dal 1997. Nel 2005 un fondo volontario mutualistico per garantire gli obbligazionisti. Lo stesso anno si è avviato il cantiere per un fondo di garanzia istituzionale, sempre su base volontaria, per garantire solvibilità e liquidità delle singole banche e prevenire criticità. Non siamo purtroppo arrivati a costituirlo prima dell’avvio dell’Unione Bancaria, nel 2014».
Perché contestate il meccanismo della “via di uscita”, con trasformazione in spa per le banche che dispongono di 200 milioni di patrimonio?
«Siamo sicuri che il Parlamento apporterà significativi miglioramenti. La “clausola d’uscita”, che deve esserci, non può però prevedere la trasformazione in spa e l’affrancamento di riserve indivisibili con una tassa, non può essere contro la natura mutualistica delle Bcc. Il legislatore costituente e quello ordinario in 70 anni di vita repubblicana hanno voluto nettamente separare regole e gestione mutualistiche da quelle lucrative. Si può trovare una modalità che non produca una ferita e non costituisca un pericoloso precedente anche per gli altri settori della cooperazione».
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