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Il credito cancellato prepara la strada per la deducibilità

La cancellazione dei crediti nel bilancio 2013 può spianare la strada alla deducibilità nella prossima dichiarazione dei redditi. La versione del Ddl di stabilità (atto Senato 1120) consegnata all’approvazione del Parlamento prevede, infatti, il riconoscimento fiscale della perdita anche senza dimostrazione dell’esistenza degli elementi certi e precisi richiesti dal l’articolo 101, comma 5, del Tuir e punta a mettere sullo stesso piano Ias adopter e chi adotta i principi contabili nazionali. In attesa di capire quale sarà il testo finale, si possono iniziare a verificare le situazioni che, determinando la cancellazione del credito, si «candidano» ad accedere a uno sgravio già in Unico 2014.
Le rettifiche di valore interessate dalla modifica normativa sono le perdite da realizzo del credito che includono sia fattispecie di trasferimento giuridico come, per esempio, la cessione del credito pro soluto, sia eventi che determinano l’estinzione del credito come la rinuncia all’incasso, la transazione per difficoltà finanziarie e l’intervenuta prescrizione per la quale, comunque, già adesso è prevista una deducibilità automatica.
Il principio contabile Oic 15 prevede che i crediti ceduti in modo definitivo senza azione di regresso e per i quali il rischio di insolvenza è nella sostanza trasferito al cessionario, sebbene diversamente qualificati, devono essere rimossi dal bilancio e l’utile o la perdita vanno riconosciuti per la differenza tra il valore ricevuto e il valore cui erano iscritti in bilancio. Tra l’altro, l’Organismo italiano di contabilità sta procedendo all’aggiornamento dei principi contabili e la bozza di Oic 15 non fa alcun riferimento alla cessione dei crediti in quanto il tema sarà trattato in un altro approfondimento ad hoc oggetto di consultazione.
La modifica nel Ddl di stabilità consentirebbe, dunque, di dedurre automaticamente la perdita derivante dalla cessione definitiva del credito. La circolare 26/E/2013 ha affermato che si ritengono verificati, per presunzione, i requisiti di deducibilità della perdita richiesti dall’articolo 101, comma 5, del Tuir quando il credito è ceduto a banche o altri intermediari finanziari vigilati, residenti in Italia o in altri Paesi «collaborativi» e che siano indipendenti rispetto al cedente e al debitore ceduto. È stata, quindi, confermata una certa diffidenza verso le cessioni di credito infragruppo e verso soggetti non vigilati nel presupposto, in quest’ultimo caso, che solo l’ente vigilato è in grado di procedere con sufficiente attendibilità alla valutazione del credito oggetto di cessione; cosa che, a ben vedere, potrebbe invece teoricamente accadere anche con altri soggetti. Inoltre la circolare precisa che in capo ai soggetti vigilati vi sarebbe l’assoggettamento a tassazione dell’eventuale maggiore incasso rispetto al costo di acquisto. Ma anche tale affermazione non è, in effetti, circoscrivibile ai soggetti vigilati in quanto analoga conseguenza si avrebbe su soggetti non vigilati.
Tali vincoli sembrano destinati a cadere fin dal periodo d’imposta 2013, se sarà approvata la norma contenuta nella versione iniziale del Ddl di stabilità che consentirebbe la deducibilità automatica della perdita in caso di cancellazione del credito dal bilancio, fermo restando la possibilità dell’agenzia delle Entrate di disconoscere cessioni che «nascondono» atti di liberalità.
La novità non riguarda le svalutazioni parziali di crediti e non dovrebbe interessare neanche le svalutazioni integrali derivanti da processi interni di valutazione. In linea generale, i crediti vengono valutati nel rispetto dell’articolo 2426 del Codice civile secondo il loro presumibile valore di realizzazione, in linea con il principio generale della rappresentazione veritiera e corretta. In tal caso, il valore nominale è rettificato tramite un fondo di svalutazione per tenere conto delle inesigibilità già manifestatesi o ragionevolmente prevedibili. L’inesigibilità di alcuni crediti può essere già nota alla redazione del bilancio, come per un debitore in dissesto, o si potrà manifestare in esercizi successivi sebbene l’esperienza e la conoscenza dei fatti di gestione inducono a ritenere tali inesigibilità già intrinseche nei saldi esposti in bilancio.

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