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Il Crédit Agricole cresce oltre le stime

Con un rialzo del 6,7% (di gran lunga il miglior andamento in una Borsa parigina salita dello 0,4%), il mercato ha salutato ieri la presentazione da parte del Crédit Agricole dei dati relativi al primo trimestre, chiuso con risultati superiori alle attese degli analisti. La “banque verte”, che in Italia controlla Cariparma e la società di credito al consumo Agos Ducato, ha infatti registrato utili netti per 868 milioni, in crescita del 29,6%. A fronte di ricavi per 4 miliardi (+0,7%) e un risultato operativo di 1,3 miliardi (+5,1%). Nonostante un contesto economico ancora difficile, il gruppo ha messo a segno un incremento del 3,3% della raccolta e dello 0,8% degli impieghi.
L’amministratore delegato Jean-Paul Chifflet ha parlato di «un primo trimestre totalmente in linea con il piano a medio termine» (che prevede utili netti per 6,5 miliardi all’orizzonte 2016) e ha sottolineato la continuità nella riduzione delle spese (- 1,2% a 2,7 miliardi nel quinto trimestre consecutivo di calo) e del costo del rischio (diminuito del 20,2% a 590 milioni, pari a 60 punti base, in arretramento di 8 punti). Per quanto riguarda il contributo delle attività di banca commerciale ai risultati del gruppo, le casse regionali hanno chiuso il trimestre con un costo del rischio sceso del 24% a 308 milioni e un utile netto salito del 10,1% a 378 milioni e la banca al dettaglio Lcl ha registrato una flessione del costo del rischio a 70 milioni e profitti netti per 162 milioni (-6,2%), mentre le attività estere hanno registrato un andamento meno soddisfacente, con un aumento del costo del rischio (a 258 milioni) e un calo dell’utile netto (a 18 milioni).
Sul fronte della solvibilità, l’Agricole ha evidenziato un ratio Common equity tier 1 in versione Basilea 3 del 9 per cento.
Quanto a Cariparma (consolidata al 75%), la società italiana «ha continuato a risentire gli effetti di un contesto economico sempre difficile», ma ha comunque registrato un andamento positivo della raccolta gestita (+12%, in linea con la performance 2013) e proseguito sulla strada della riduzione delle spese, che nel periodo sono scese del 5,9% (con un coefficiente di gestione migliorato di 4,6 punti al 58,5%). Il costo del rischio è salito del 2,4% (a 216 milioni) e il contributo all’utile netto di gruppo è sceso a 23 milioni (dai 28 del 2013). Infine Agos Ducato, che ha appunto ridotto il proprio costo del rischio del 30% (a 163 milioni).

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