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«Il crack Lehman era prevedibile»

di Laura Serafini

Rischia di complicarsi la posizione delle banche italiane e del Consorzio Patti Chiari nella vicenda del collocamento a migliaia di risparmiatori dei bond Lehman poi finiti in default. Una sentenza del tribunale di Torino, depositata a fine dicembre, stabilisce un principio che sovverte la tesi sinora sostenuta dalle banche: ovvero che il default Lehman non era prevedibile.

Il giudice ha condannato un istituto di credito, Intesa Sanpaolo, a rimborsare 474 mila euro più gli interessi a un cliente per il mancato rispetto dell'obbligo di informare l'acquirente che il rischio legato al bond Lehman era variato, in peggio. Un impegno che la banca aveva messo nero su bianco nell'ordine di acquisto del bond. L'importanza della sentenza è proprio in questo punto: la stessa dicitura è presente in quasi tutti gli ordini di acquisto predisposti dalle banche italiane, in particolare di quelle che avevano aderito al consorzio Patti Chiari. E questo perchè i bond Lehman venivano venduti anche in virtù del fatto che questi erano inseriti nell'elenco dei titoli sicuri pubblicizzato dal consorzio. Il rischio di dover rimborsare i risparmiatori, dunque, se la valenza di questo principio fosse riconosciuta per tutti i contratti di vendita dei bond Lehman, si profilerebbe sia per gli istituti che per il consorzio.

Non è un caso che proprio oggi gli avvocati dello studio Sge, guidato da Angelo D'Alessandro e Raffaele Romano, presenteranno all'Antitrust una memoria integrativa, allegando la sentenza, nell'ambito dell'istruttoria che l'authority ha aperto – su loro segnalazione – a carico di Patti Chiari e delle agenzie di rating sulla vicenda Lehman. Non solo: si chiederà l'acquisizione della sentenza come precedente anche nella causa cumulativa (per circa 420 clienti) avviata dallo studio Sge presso il tribunale di Milano per le stesse vicende.

Il merito di aver ottenuto la sentenza di Torino va riconosciuto all'avvocato Cecilia Ruggeri, che ha impostato la causa sul possibile mancato adempimento da parte della banca degli obblighi informativi sulla stessa gravanti. Il tribunale ha riconosciuto che esisteva un obbligo per l'istituto derivante dal fatto che nell'ordine di acquisto del titolo era scritto che «in base agli andamenti di mercato il titolo potrà uscire dall'elenco (Patti Chiari, ndr) successivamente alla data dell'ordine. Il cliente sarà tempestivamente informato se il titolo subisce una variazione significativa del livello di rischio».

Per il tribunale quella dicitura va considerata come «una vera e propria pattuizione contrattuale» che integra gli obblighi assunti dall'istituto di credito. Il giudice non ha accolto, dunque, la linea difensiva della banca, per la quale la dicitura era solo il recepimento di quanto previsto dal regolamento del consorzio Patti Chiari. Il consorzio (che, come noto, ha mantenuto in elenco i bond Lehman fino al giorno del default) infatti non si ritiene responsabile della gestione dell'elenco perchè ne aveva affidato a terzi specializzati e indipendenti la supervisione proprio per non essere accusato di poteri discrezionali. Il giudice ha ritenuto però che, con la dicitura presente nell'ordine, l'istituto si è «ulteriormente autolimitato nel rapporto con il cliente ponendosi un termine più severo» rispetto al regolamento di Patti Chiari. Si tratta in ogni caso di una sentenza di primo grado. I legali di Intesa Sanpaolo, secondo quanto risulta al Sole24Ore, stanno valutando l'opportunità di un ricorso in appello di cui hanno già ravvisato gli estremi.

«La sentenza è un importante precedente perchè apre la strada ad altri rimborsi – commenta l'avvocato Ruggeri -. Riconosce un onere informativo a carico della banca aggiuntivo rispetto a quanto la stessa si era impegnata a fare aderendo a Patti Chiari. Ho visto numerosi altri casi in cui negli ordini di acquisto è riportata la stessa dicitura. Altro aspetto importante è che la sentenza è immediatamente esecutiva, per cui la banca nelle more dell'eventuale appello, deve comunque pagare con sollecitudine». Anche l'avvocato D'Alessandro conferma la diffusione del fenomeno: «Abbiamo riscontrato la medesima formulazione in migliaia di ordini. Per questo motivo presenteremo una memoria integrativa all'Antitrust e faremo acquisire la sentenza nella causa cumulativa in corso presso il tribunale di Milano». Secondo D'Alessandro «la condanna della Banca per la mancata osservanza dell'obbligo di comunicare al Cliente la variazione del rischio, disposta dal giudice che ha considerato l'esistenza di un impegno supplementare rispetto al Regolamento Patti Chiari, dimostra che l'imprevedibiltà del default non è seriamente sostenibile e mette in crisi il sistema di trasparenza varato da Patti Chiari».

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