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Il crack di Tanzi pesa meno per 32mila risparmiatori

di Giuseppe Oddo

Per molti risparmiatori che avevano investito in Parmalat, il crack del dicembre 2003 è stato un salasso. Ma non per tutti. Il comitato clienti dell'ex Sanpaolo-Imi – che rappresenta 32mila parti civili costituitesi a Parma nel processo di primo grado per bancarotta fraudolenta aggravata – ha calcolato il tasso di recupero delle somme investite prima della dichiarazione d'insolvenza. E il dato che emerge è sorprendentemente positivo: al 4 marzo di quest'anno risulta teoricamente recuperato, in totale, il 70% dell'investimento originario, poco meno di 280 milioni su un capitale di partenza di 406 milioni. Parliamo di 32mila risparmiatori, sui 123mila ammessi al passivo, che hanno aderito alla conversione dei bond in azioni della nuova Parmalat. Il discorso non vale per tutti quelli che vendettero i titoli a ridosso del default e non hanno potuto insuarsi al passivo. Siamo tuttavia di fronte a un numero significativo, anche se i soldi sono arrivati alla spicciolata e non fanno giustizia né dei mancati interessi sul capitale investito, né del danno morale, né tanto meno di quello alla salute, che in qualche caso è stato devastante. L'avvocato di Parma Anna Campilii, che difende un centinaio di risparmiatori, ci ha raccontato la storia di un ragazzo che, su consiglio della propria banca, aveva investito l'eredità del padre in bond Parmalat, in attesa di iscriversi a una scuola di specializzazione in Svizzera, e che dopo la perdita del patrimonio è caduto in una grave depressione senza più riuscire a proseguire gli studi.

Attenzione, però. Il capitale recuperato con azioni risarciatorie, ovvero con transazioni seguite ad accordi extragiudiziali con banche e società di revisione, è intorno al 30 per cento. Il 40% è frutto della conversione delle obbligazioni in azioni e del successivo apprezzamento del titolo in Borsa sulla base di un valore medio fissato in 2,279 euro. Esso è in sostanza imputabile a dinamiche di mercato e non può essere considerato alla stregua di un recupero. Comunque sia, la somma fa 70 e non è un risultato da poco per un dissesto che ha provocato un buco da oltre 14 miliardi.

Nelle transazioni sono peraltro compresi circa 18 milioni di euro che il comitato clienti del Sanpaolo-Imi è riuscito a strappare in più, facendo valere l'ex articolo 2.362 del codice civile (in quanto Parmalat Finanziaria, nel 1995-99, era stata azionista totalitaria di Parmalat Spa e quindi rispondeva in solido di ogni sua obbligazione).

La sentenza di primo grado contro Calisto Tanzi e altri sedici imputati ha inoltre riconosciuto, a tutte le parti civili ammesse al processo di Parma, una provvisionale del 5% del valore nominale delle somme investite all'epoca dai risparmiatori, mentre per la quantificazione del risarcimento totale ciascun danneggiato dovrà ricorrere in sede civile. Sarà però difficile recuperare questo 5 per cento. Molti dei condannati hanno provveduto a imboscare i propri beni e le banche, gli unici soggetti solvibili, sono giudicate in filoni processuali paralleli.

A questo proposito, è prevista entro l'anno la sentenza del processo per la vendita di Ciappazzi a Parmalat, che vede imputato Cesare Geronzi e altri sette top manager dell'ex gruppo Capitalia. Tanzi, secondo l'accusa, si sarebbe arreso alle pressioni di Geronzi, rilevando la Ciappazzi a un prezzo superiore al suo valore reale, in cambio di un finanziamento di circa 50 milioni di cui il gruppo aveva vitale bisogno per far fronte alle carenze di liquidità della holding per il turismo. La requisitoria potrebbe avvenire già prima dell'estate, sempre che la legge sul "processo breve" non mandi in prescrizione questi e altri procedimenti legati al più grande dissesto del secolo (anche se la cosa non dovrebbe riguardare il reato di bancarotta aggravata).

In giugno dovrebbe cominciare il processo contro gli ex manager di Citibank. Forte della vittoria ottenuta in primo grado nel processo intentatole negli Usa dal commissario straordinario di Parmalat, Enrico Bondi, Citibank è l'unica banca a non avere finora transato.

Sempre in giugno dovrebbe andare in dibattitmento il processo per le emissioni del 2003 (i bond della "disperazione") contro i manager di Deutsche Bank, Morgan Stanley e Ubs. E sarà ascoltato nello stesso mese l'ex direttore finanziario di Collecchio, Fausto Tonna, già condannato a 14 anni, nell'ambito del processo contro i manager di Bank of America, tra i quali Luca Sala. Sono inoltre prossime alle conclusioni le indagini preliminari dell'inchiesta contro i manager di Crédit Suisse First Boston, mentre è ancora in fase di indagini il procedimento sul programma di emissioni medium term notes, che avrebbe dovuto curare UniCredit a favore di Parmalat. È atteso a breve l'avviso di conclusione delle indagini scaturite dal ritrovamento dei quadri di Tanzi – 111 dipinti del valore orientativo di 30 milioni – e di alcuni pezzi pregiati di antiquariato non ancora stimati. A fine mese dovrebbe essere annunciata la conclusione dell'inchiesta su Parmacalcio. Restano aperte le indagini su Standard & Poor's per il rating assegnato a Parmalat fino a prima del crack. È prevista entro l'anno la sentenza su Parmatour, nel cui processo sono imputate una trentina di persone tra le quali lo stesso Tanzi e l'avvocato d'affari milanese, Paolo Sciumè. Dovrebbe invece andare in appello in ottobre, a Bologna, il processo principale.

 

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