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Il controllo vale 4 miliardi di debiti

di Laura Galvagni

Ora che Fiat ha compiuto il primo passo, concretizzando l'ascesa al 30% del capitale di Chrysler, sul mercato e tra gli operatori di settore c'è attesa per il passaggio successivo, quello che spingerà il Lingotto al 51% di Auburn Hills. Una tappa cruciale per la casa automobilistica di Torino ma anche carica di incognite: a che prezzo Fiat eserciterà l'opzione e con quali risvolti sul debito della società? Che impatto avrà il consolidamento a bilancio del gruppo di Detroit?

La prima risposta, in apparenza assai banale, è che a Fiat conviene esercitare l'opzione a stretto giro per poter scontare il prezzo più favorevole. Ecco perché sono in molti a ipotizzare che l'amministratore delegato Sergio Marchionne pigerà il più possibile sull'acceleratore. Con l'obiettivo di posizionare il suo tetto di spesa almeno nella parte bassa del range individuato dagli analisti: 800 milioni-1,2 miliardi di euro per il 16% della Chrysler. Come è noto, perché il Lingotto possa esercitare l'opzione, l'azienda di Detroit dovrà rimborsare per intero il debito verso il governo americano e quello canadese, pari a 7,4 miliardi di dollari. Un'operazione sulla quale sono impegnate direttamente Goldman Sachs e Morgan Stanley ma che si potrebbe rivelare più complessa e costosa del previsto per le difficoltà di Auburn Hills a ricevere quei 3 miliardi di dollari di finanziamenti dal dipartimento dell'Energia americano. Soldi che verrebbero concessi a condizioni agevolate e sicuramente a tassi inferiori rispetto a quelli applicati dal mercato che a un rating junk in questa fase di certo non concede grandi sconti. Tuttavia, c'è un ma che potrebbe giocare a favore di Marchionne: l'attuale accordo prevede infatti che Fiat possa acquistare altre quote della Chrysler nel momento stesso in cui ridurrà l'esposizione verso il governo Usa al di sotto dei 3 miliardi di dollari. In altre parole, già rifinanziando meno della metà del debito verso i due stati il Lingotto potrebbe portarsi a ridosso del 50% di Chrysler e a un prezzo certamente inferiore rispetto a quanto fin qui stimato. Va detto, in ogni caso, che l'eventuale esborso è comunque una partita doppia che si chiude a costo zero. L'ulteriore ascesa in Chrysler avverrà infatti attraverso un aumento di capitale riservato e post consolidamento, che scatterà nel momento stesso in cui il gruppo raggiungerà il 51% della società di Detroit, Fiat beneficerà indirettamente delle risorse iniettate.

Il quesito chiave, a questo punto, è che tipo di Chrysler il Lingotto consoliderà. Ossia, quanto debito l'azienda sarà costretta a iscrivere nei conti. Qui le stime degli analisti tracciano un quadro da un lato confortante, la struttura finanziaria sulla carta appare sostenibile, ma certamente meno solido rispetto a quello dei competitor. Le proiezioni al 2011 parlano di un debito industriale per Fiat compreso tra gli 1,5 e gli 1,8 miliardi di euro. Quanto a Chrysler, un calcolo spannometrico frutto delle stime di cash flow per il 2011 e dei denari che verranno iniettati da Fiat, ipotizza una discesa

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