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Il contributo unificato non scoraggia i ricorsi

L’aumento del contributo unificato non frena i ricorsi. Il primo intervento per alzare la “tassa” sulla causa, messo in atto con la finanziaria 2011, non ha avuto l’effetto deterrente sperato, con l’eccezione di due sole materie.
Presso le Corti d’Appello a far registrare una flessione sono solo le cause che riguardano controversie previdenziali, in flessione del 16% rispetto alle iscrizioni relative all’anno giudiziario 2010/11. Una percentuale che sale al 19% in caso di procedimenti instaurati per chiedere l’equa riparazione. Nessuna variazione significativa invece per le altre materie, cognizione ordinaria compresa, a parte un incremento dei procedimenti per il pubblico impiego.
Il costo della lite più alto non spaventa chi decide di arrivare fino all’ultimo grado di giudizio: l’influenza, quasi irrilevante, sui procedimenti civili sopravvenuti presso la Corte di cassazione è del meno 1 per cento.
«L’aumento del contributo unificato – spiega il sottosegretario alla Giustizia, Salvatore Mazzamuto – non ha abbattuto il numero dei ricorsi come si prevedeva. Mi auguro che il nuovo Governo trovi una chiave per reintrodurre la mediazione obbligatoria, senza la quale finiscono per essere depontenziate anche le altre misure prese per “curare” la lentezza cronica della giustizia, in particolare quella civile».
A far bene il suo lavoro di scrematura è stata intanto la sezione “filtro”, la VI civile istituita presso la Corte di Cassazione dalla legge 62 del 2009. I giudici della sesta hanno definito nel 2012 8.546 procedimenti, tra sentenze, ordinanze e decreti, a fronte dei 4.341 del 2011 e dei 564 del 2010, anno in cui la sezione ha cominciato ad essere operativa. L’aumento esponenziale delle decisioni depositate è il risultato dell’eredità raccolta dalla “moribonda” aula S, la sezione struttura destinata a restare attiva fino a un’esaurimento di fatto ormai quasi ultimato grazie al “passaggio di consegne”.
Alla sesta sezione civile è affidato non solo il compito di “scremare” i procedimenti, ma soprattutto quello di separare “il grano dal miglio”: decidere da un lato sui procedimenti seriali e segnalare le questioni di diritto nuove o di particolare importanza e urgenza da affidare alle sezioni ordinarie per una rapida soluzione.
Un lavoro che si riflette sull’attività delle sezioni, comprese le sezioni unite, lavoro e tributaria, che pubblicano, nel 2012, 15.979 decisioni a fronte delle 21.310 del 2011.
L’unica sezione in cui i numeri non cambiano è la tributaria, che lo scorso anno ha deciso 3.736 casi: una performance praticamente uguale al 2011, anno in cui i procedimenti chiusi sono stati 3.734.
Dal ministero della Giustizia arrivano anche i dati sui procedimenti civili che seguono il rito sommario di cognizione, che hanno raggiunto nel 2012 quota 1.228 di cui 8.582 esauriti. Numeri probabilmente sottostimati a causa dell’aggiornamento tardivo dei sistemi informativi. Nessun dato invece sull’effetto del cosiddetto filtro in Appello, introdotto con il decreto Sviluppo del 2012.
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