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Il contributo integrativo si avvicina all’ultimo «sì»

di Laura Cavestri

MILANO – Il contributo integrativo al 5% arriva in Aula. Lo ha detto ieri, Antonino Lo Presti (Vicepresidente della commissione bicamerale di controllo sugli enti) e "padre" del Ddl che aumenta il contributo previdenziale versato dai clienti in parcella, annunciandone l'approvazione, in commissione Lavoro di Montecitorio. Ma la due giorni previdenziale di Milano è un punto di riflessione a tutto tondo sul futuro della previdenza.

Uscire dagli enti di diritto pubblico dell'elenco Istat; escludere le Casse dalla normativa sugli appalti, equiparare l'aliquota sugli investimenti a quella dei fondi complementari, eliminando l'annosa doppia tassazione. Il tutto in un perimetro di rendimenti chiari (anche minimi) e di rischi limitati.

È il pacchetto di condizioni che le Casse professionali mettono virtualmente sul tavolo del confronto con il ministero dell'Economia che vuole coinvolgerle nella partita miliardaria per il finanziamento del nuovo fondo antiscalate della Cassa depositi e prestiti. Priorità condivise dagli Enti, che però procedono in ordine sparso sul se e con quanta perentorietà far valere questo do ut des, data anche l'incertezza sui tempi di realizzazione e di ritorno dell'housing sociale (sottoscritto sinora solo da un pugno di Enti).

«Di rapporti paritetici – sottolinea Angelo Arcicasa, presidente della Cassa psicologi – non vi è traccia. Perché alle richieste di essere partner non seguono risposte alle nostre richieste». «Del resto – ha affermato Florio Bendinelli (Cassa periti industriali) – la nostra autonomia finisce proprio dove inizia. Come Cassa abbiamo studiato un sistema di sostegno al reddito, una sorta di "cassa integrazione": bloccato dai ministeri ». Eppure – ha affermato Mario Schiavon (Cassa infermieri) – «le Casse devono assumere un ruolo sociale. La mia è tra le poche che hanno già aderito al programma di housing sociale. È comunque un modo per iniziare una modalità diversa di rapporto rispetto a quanto accaduto sinora».

Infine, presentata ieri, dal presidente della Cassa forense, Marco Ubertini, l'operatività della cosiddetta quota "modulare" dei trattamenti pensionistici erogati a partire dal 1° gennaio del 2012. Gli avvocati potranno decidere volontariamente se integrare la propria pensione con una quota accessoria tra l'1% e il 9% del reddito Irpef. Rispetto al soggettivo, che entra in un "salvadanaio" collettivo, apparterrà al singolo sotto forma di rendita reversibile.

In base alle stime dell'ente, un giovane avvocato neoiscritto, con 30 mila euro di reddito Irpef, aderendo alla quota modulare avrà 1.232 euro ogni anno ad integrazione dell'assegno quando andrà in pensione se verserà contributi volontari per l'1% e 6.158 euro se versa il 5. Un collega iscritto da 10 anni, riceverà da 687 euro a 3.433 euro (se versa, rispettivamente, l'1 o il 5 per cento).

 

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