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Il contratto è nullo

È rilevabile d’ufficio ogni forma di nullità non soggetta a regime speciale nell’ambito di una causa promossa per la mera risoluzione del contratto. Lo stabiliscono le Sezioni unite civili della Cassazione con la sentenza 14828/12, pubblicata il 4 settembre, che chiude definitivamente il contrasto di giurisprudenza.

Nessuna sostituzione. Il giudice chiamato a pronunciarsi sulla risoluzione di un contratto non può sottrarsi all’obbligo del rilievo «ex officio» della questione laddove la nullità emerge dai fatti allegati e provati, e comunque dagli atti. Se è vero che l’azione di risoluzione per inadempimento è coerente soltanto con l’esistenza di un contratto valido, deve tuttavia riconoscersi – osservano i supremi giudici – che la nullità del contratto costituisce un evento impeditivo che si pone con priorità assoluta rispetto alla vicenda estintiva della risoluzione. Ciò non significa affatto determinare la sostituzione di un’azione con un’altra: la nullità che emerge «ex actis» costituisce una «realtà ineliminabile» del rapporto controverso, che fa emergere un’eccezione rilevabile d’ufficio tale da condurre a vari sviluppi processuali, senza tuttavia squilibrare i rapporti fra le parti o introdurre una materia del contendere che non faccia già parte dell’oggetto del giudizio.

Conseguenze della rilevazione. Resta da capire cosa deve fare il giudice che rileva d’ufficio la nullità: innanzitutto va rigettata la domanda di risoluzione, volta a invocare la forza del contratto. Poi il magistrato deve pronunciare con efficacia idonea al giudicato sulla questione di nullità se, anche a seguito di rimessione in termini, è stata proposta la relativa domanda: nell’uno e nell’altro caso – chiarisce il collegio esteso – bisognerà disporre le restituzioni, se richieste. Ancora. Il giudice che rileva d’ufficio la nullità accoglie tuttavia ogni richiesta formulata insieme alla domanda di risoluzione del contratto e che risulta compatibile con la diversa ragione della nullità: si tratta di una conseguenza che si verifica senz’altro nell’ipotesi di modifica della domanda con richiesta di declaratoria di nullità. Ma attenzione: altrettanto avverrà nell’ipotesi di rigetto, fondato sulla nullità contrattuale rilevata d’ufficio, pronunciata nei confronti della domanda di risoluzione cui sia associata, anche originariamente, la richiesta di condanna alle restituzioni. Bisognerà poi accertare in futuro, conclude la Suprema corte, se i principi enunciati si possono estendere all’azione di annullamento.

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