Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il contratto dell’Ubs al dirigente che gestiva i fondi del Vaticano

L’alto funzionario del Vaticano Fabrizio Tirabassi è stato per anni retribuito dalla banca svizzera Ubs mentre era dipendente della Santa Sede. Gli sarebbero state pagate commissioni sulle operazioni finanziarie effettuate dalla Segreteria di Stato, presso la quale lavorava, e anche per la presentazione di nuovi clienti. Ubs assieme al Credit Suisse e alla defunta Bsi è uno degli istituti storici di riferimento del Vaticano. Fino a pochi mesi fa proprio presso Ubs era domiciliato, tra l’altro, il conto riservato della Segreteria intestato a Papa Francesco.

Tirabassi era uno dei dipendenti laici più influenti del più potente dicastero della curia romana, indirizzava e gestiva gli investimenti finanziari, che nel tempo hanno superato i 600 milioni di euro. Negli ultimi dieci anni è stato il braccio destro di monsignor Alberto Perlasca e del suo superiore diretto, cardinale Giovanni Angelo Becciu, e, prima di Perlasca, di monsignor Gianfranco Piovano, fino al 2009 mente finanziaria della Segreteria. Sospeso dal servizio l’anno scorso, Tirabassi è tra gli indagati dell’inchiesta vaticana sulla gestione dei fondi delle donazioni.

Secondo documenti consultati dal Corriere, Ubs ha avuto formalmente sotto contratto Tirabassi fin dal 2004, garantendogli una commissione («fee») dello 0,5% annuo sull’ammontare dei patrimoni depositati in conti Ubs e sui nuovi clienti. Il rapporto è continuato a lungo, quantomeno ancora nel 2016, quando il funzionario vaticano risultava titolare del conto cifrato CQUE 666-439 CIDMAN presso la Ubs di Lugano con un milione di euro in deposito. Una «Nota informativa sul cliente-scopo della relazione d’affari» fa riferimento a «una finder fee (0,5%) accordata al cliente per new money confluito presso due altre relazioni presso di noi».

I magistrati sospettano corruzione. La difesa di Tirabassi (gli avvocati Cataldo Intrieri e Massimo Bassi) ribatte che tutto era conosciuto e autorizzato dai superiori, come una sorta di «fringe benefit»: avrebbe incassato fee da Ubs per le operazioni effettuate sui conti della Segreteria, sui quali aveva la procura a operare. Inoltre svolgeva, sempre autorizzato dal Vaticano, anche un’attività privata di commercialista. Comunque siano andate le cose, questo mostra quanta confusione di ruoli, competenze e interessi regnasse nel cuore finanziario della Santa Sede e da chissà quanto tempo. L’avvocato Fabio Viglione, che assiste Becciu, precisa che Tirabassi era lì da ben prima che l’allora arcivescovo arrivasse in Segreteria nel 2011 e che Becciu «mai fu edotto di un suo contratto specifico».

La difesa

Secondo i legali non c’è corruzione: erano «benefit» e i superiori sapevano tutto

Ora potrebbe trovare nuovi spunti l’indagine, partita dall’investimento nel palazzo di Sloane Avenue a Londra, che vede coinvolti il fondo Centurion del gestore svizzero Enrico Crasso, i finanzieri Raffaele Mincione e Gianluigi Torzi e lo stesso Becciu per i finanziamenti alla sedicente agente segreta Cecilia Marogna.

Il contratto di Tirabassi con Ubs potrebbe portare indietro le lancette della ricostruzione dei fatti e sollevare dubbi su chi «stipendiava» dipendenti vaticani. Solo Ubs? Solo Tirabassi? Testimonianze agli atti dell’inchiesta vaticana attribuirebbero al commercialista provvigioni indirette anche dal Credit Suisse. Da oltre trent’anni dipendente vaticano, stipendio medio di 2.500 euro, Tirabassi, con Perlasca, è stato il custode dell’Obolo di San Pietro, in buona parte bruciato in investimenti speculativi e costi professionali (consulenti, provvigioni) fuori controllo. Dalle pieghe dell’inchiesta spuntano nuove operazioni, di cui finora nulla era filtrato. Anche queste promosse o favorite da Tirabassi.

A ottobre 2017 fu deciso di sottoscrivere prodotti finanziari di Astaldi, società romana di costruzioni che lottava per sopravvivere, liquidando titoli Commerzbank. A un passo dal crac, Astaldi è stata assorbita da Salini Impregilo (ora WeBuild). E la Segreteria ha portato a casa una perdita del 70% in meno di un anno. Inoltre gli uomini di Pietro Parolin, numero due del Vaticano, hanno investito 20 milioni su Hearth Ethical fund lanciato nel febbraio 2018 da Valori AM. Tirabassi avrebbe proposto l’investimento (adeguato al profilo della Segreteria, almeno per la denominazione «etica») ad altri soggetti legati alla curia. Guadagnando anche lì delle commissioni. Il funzionario ha consegnato ai magistrati vaticani una memoria in cui fra l’altro spiega che non aveva poteri di firma e che ogni investimento veniva deciso e concluso dai suoi superiori. E Ubs? Laconicamente, risponde «no comment».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Carlos Tavares sorprende il mercato e, in un momento non facile per l’auto, migliora in misura si...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nexi e Alpha Services and Holdings, capogruppo della greca Alpha Bank, hanno avviato una partnershi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Senza infamia, ma anche senza lode. Il mondo della banche italiane esce sostanzialmente indenne dai...

Oggi sulla stampa