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Il contratto a progetto va blindato

Nuovo restyling per il lavoro a progetto: con l’entrata in vigore del Dl 76/2013 (ora all’esame del Senato), dal 28 giugno sono cambiati la forma del contratto e i requisiti della collaborazione. Inoltre, è stato esteso ai collaboratori coordinati e continuativi, anche a progetto, l’obbligo di convalida delle dimissioni. Interventi su cui si dovrà pronunciare il Parlamento nell’iter di conversione del decreto.
Fin da quando, con l’articolo 61 del Dlgs 276/2003, si stabilì che i rapporti di collaborazione coordinata e continuativa prevalentemente personale e senza vincolo di subordinazione (secondo la definizione dell’articolo 409, numero 3, del Codice di procedura civile), devono essere riconducibili a uno o più progetti specifici determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore, questo tipo di contratto, uno dei più usati dal mercato, non ha lasciato indifferente il legislatore, che, con diversi interventi, ha tentato di renderlo sempre più aderente alla realtà di un lavoro che cambia velocemente.
La forma
Il decreto legge 76/2013 ha modificato nuovamente le disposizioni previste dagli articoli 61 e seguenti del Dlgs 276 del 2003, dopo la stretta stabilita dalla riforma del mercato del lavoro nel 2012 (i contratti di collaborazione sono calati, su base annua, del 22,3% nel terzo trimestre del 2012 e del 25,1% nel quarto trimestre).
Una delle modifiche introdotte dall’articolo 7 del Dl 76 interessa la forma del contratto, che originariamente doveva contenere, «ai fini della prova» (Dlgs 276/2003, articolo 62, comma 1), alcuni elementi, fra cui la descrizione del progetto, con individuazione del suo contenuto caratterizzante e del risultato finale che si intende conseguire, la durata e il corrispettivo pattuito. Ora è stato soppresso l’inciso «ai fini della prova»: l’elencazione degli elementi che il contratto deve contenere diventa dunque tassativa. A questo punto, ci si chiede se l’indicazione completa, nel contratto, di tutti gli elementi, non possa costituire un ulteriore appesantimento.
Le mansioni
L’altro intervento correttivo è stato apportato all’articolo 61, comma 1 del Dlgs 276/2003, correggendo una semplice congiunzione «o» con una «e»: la nuova norma precisa che il progetto non può comportare lo svolgimento di compiti «meramente esecutivi e ripetitivi», che possono essere individuati dai contratti collettivi stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative sul piano nazionale. Nel testo originario (già modificato dalla legge 92/2012), con l’uso della congiunzione «o», erano esclusi sia i compiti meramente esecutivi sia quelli ripetitivi, disgiuntamente considerati. Ora i requisiti devono essere presenti contemporaneamente, per poter escludere la possibilità di instaurare un contratto di lavoro a progetto.
È l’eventuale assoggettamento del lavoratore al datore di lavoro l’elemento da verificare di volta in volta, anche ricorrendo ad altri elementi fattuali, soprattutto quando la prestazione lavorativa è elementare, ripetitiva e predeterminata nelle sue modalità esecutive (si veda la sentenza 29037 della Cassazione, del 9 luglio 2013).
Resta l’obiettivo specifico
È confermato che il rapporto di collaborazione debba essere collegato a uno o più progetti specifici, determinati dal committente e gestiti autonomamente dal collaboratore. Il progetto deve essere funzionalmente collegato a un determinato risultato finale e non può consistere in una mera riproposizione dell’oggetto sociale del committente.
La norma stralciata su Expo
La bozza iniziale del Dl sull’occupazione prevedeva la «stipulazione di contratti di collaborazione coordinata e continuativa con individuazione del progetto di cui all’articolo 61 del Dlgs 276/2003) tramite rinvio alla specifica causale Expo 2015». La norma è stata stralciata dalla versione finale del Dl, ma potrebbe rientrare in fase di conversione: per la prima volta, con questa formulazione, sarebbe legittimata una causale per il contratto a progetto che potrebbe essere avviato, per un certo periodo, con la motivazione «Expo».

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