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Il contrasto di interessi torna in agenda

Rafforzare la lotta all’evasione fiscale sfruttando il meccanismo del contrasto di interessi già ampiamente sperimentato in questi anni per le spese saniterie e le ristrutturazioni edilizie anche in altri settori.
L’indicazione è stata formulata ieri dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, durante il question time alla Camera. «Per aiutare la lotta all’evasione, l’emersione del lavoro nero e del troppo nero che c’è nel nostro Paese – ha spiegato il premier – vogliamo estendere forme di applicazione e sperimentazione del contrasto di interessi. Questo abbiamo cominciato a farlo sui bonus per l’edilizia e le ristrutturazioni. Il fatto che lì sia necessario da parte di chi ristruttura e acquista usare tutti gli strumenti per essere fiscalmente a posto è un modo per far emergere attività economica che molto spesso era attività in nero. Sono premiate le imprese in regola».
Va interpretata in questa prospettiva l’iniziativa, ha aggiunto poi Letta, di dare «impulso al contrasto di interessi attraverso questi sei mesi straordinari di impegno per le ristrutturazioni ecologicamente compatibili, a favore della nostra industria nazionale dell’arredo e degli elettrodomestici».
Il ministero dell’Economia è, perciò, al lavoro per individuare altri ambiti in cui applicare il meccanismo. Un tentativo era stato fatto nella passata legislatura con una disposizione inserita nella delega fiscale diretta a consentire la detrazione delle spese documentate con scontrini o ricevute. Il nuovo dossier è ora allo studio del Dipartimento delle Finanze che sta elaborando diverse soluzioni, valutandone soprattutto l’impatto in termini di gettito. Pensando al conflitto di interessi viene in mente la classica fattura da chiedere all’idraulico per poterla “scaricare”. Ma la traduzione in termini pratici del modello “ristrutturazioni” non è così semplice.
Ampliare l’area delle detrazioni, infatti, potrebbe portare a una perdita di gettito per l’Erario non compensata dall’incremento di prelievo eventualmente derivante dalla maggiore fedeltà fiscale dei contribuenti e rendendo, quindi, alla fine poco redditizia l’operazione per le casse dello Stato. D’altro canto, dovrebbero essere messi a punto strumenti tali da permettere all’amministrazione finanziaria di gestire, grazie alla possibilità di incrociare i dati di acquirente e venditore/prestatore d’opera, il riconoscimento dei benefici fiscali come avvenuto nel caso delle agevolazioni per le ristrutturazioni edilizie. In caso contrario, lasciando cioè ai contribuenti la discrezionalità di detrarre un numero vasto di spese e demandando le verifiche a una fase successiva si rischierebbe l’ingovernabilità del sistema. Controllare ex post l’effettività di tutti i costi segnalati e “scaricati” in oltre 40 milioni di dichiarazioni sarebbe oggettivamente impossibile.
Più in generale Letta ha ricordato come «nel varare il “decreto del fare”, poco più di un mese fa, in Consiglio dei ministri, ho assunto l’impegno a una lotta senza quartiere all’evasione fiscale e lo confermo oggi. Non partiamo da zero perchè molto è stato fatto. Nel 2012 il gettito generato dal contrasto all’evasione è stato di 12,5 miliardi di euro, nel 2006 ammontava a poco più di 6 miliardi. Ma vogliamo fare ancora meglio, sia con interventi immediati sia con azioni di più lungo respiro».

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