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Il conto si paga con lo smartphone

di Daniele Lepido

Lo chiamano il signore delle reti perché costruisce in tutto il mondo le autostrade digitali dentro le quali viaggiano le nostre vite telematiche. Lui è Hans Vestberg, 45 anni, numero uno mondiale di Ericsson, lo svedese alto e biondo che ti aspetteresti di incontrare a Stoccolma per una bevuta. Al Mobile world congress di Barcellona ha rilasciato al Sole 24 Ore questa intervista, nel giorno del lancio di una nuova piattaforma per i pagamenti in mobilità e della partnership con Akamai, il maxi-distributore di contenuti virtuali.

Ieri sul Financial Times Franco Bernabé, nelle vesti di presidente della Gsma Association, la "lobby" mondiale dei gestori di telefonia mobile, ha spiegato che è finita l'ora dei pasti gratis per gli over the top, gli operatori come Google, Youtube e Facebook che saturano la rete obbligando le telco a colossali investimenti in nuove reti.

Ritiene che nel futuro questi investimenti dovrebbero essere condivisi tra più attori?

Il punto è trovare nuove forme di collaborazione tra tutti i player della filiera. È chiaro che per noi si tratta di una grande opportunità e il nostro mestiere è quello di far correre queste reti sempre più veloci perché è il mercato che ce lo chiede. E non potrebbe essere altrimenti: negli ultimi cinque anni il traffico dati in mobilità è cresciuto in volume di almeno 25 volte e sono i video su internet a guidare il rally. Ecco, su un punto però non sono possibili fraintendimenti: da parte nostra non accetteremo compromessi sulla tecnologia e sulla qualità.

Eppure tablet e smartphone richiedono proprio le connessioni di qualità sulle quali lei non vuole sconti, ma che gli operatori non sempre riescono a garantire ai propri clienti.

Gli operatori non possono che stare al passo e credo che cerchino di lavorare al meglio. Nonostante il 2010 sia stato un altro anno difficile per l'economia mondiale, la banda larga mobile ha continuato a crescere a dismisura. La domanda è fortissima, abbiamo raggiunto 600 milioni di sottoscrizioni mobili in tutto il pianeta e alla fine dell'anno toccheremo il miliardo e nel 2016 non saremo distanti dai cinque miliardi. Servono continui aggiornamenti, l'Hspa e i nuovissimi collegamenti Lte sono parte integrante della rivoluzione della banda larga mobile.

Quali sono oggi le direttrici più importanti nel mercato dell'information technology?

I cambiamenti in vista sono pazzeschi e muoversi verso il concetto di una società interconnessa sarà fondamentale, portando avanti sia la banda larga, sia il cloud computing. Perché la mobilità ti dà la libertà di essere dove vuoi, la banda larga il potere di connetterti dovunque e la "nuvola" consente l'indipendenza dei contenuti dal device, mettendo fine alla schiavitù del singolo apparecchio. E in questo contesto la capacità trasmissiva delle reti diventa cruciale, reti che dovranno essere sempre più "intelligenti" e scalabili.

Network e servizi per i pagamenti in mobilità, il vecchio sogno di pagare con l'sms. Quanto credete in questo business?

Siamo convinti che le banche correranno molto di più di oggi sulle reti mobili, e che gli smartphone si trasformeranno davvero in strumenti di pagamento grazie a piattaforme sicure e veloci che stiamo iniziando a implementare. Noi saremo abilitatori di questa tecnologia e daremo la possibilità, insieme con le telco e gli istituti finanziari, di potenziare il canale mobile dei pagamenti. Stiamo già parlando con un paio di operatori e vogliamo portare avanti questo progetto sia nei paesi in via di sviluppo, dove ci sono pochissimi sportelli ma tanti cellulari, sia in Europa e Stati Uniti.

Lei sostiene la necessità quasi assoluta di una migrazione al cloud computing. Ma imprenditori e consumatori sono pronti?

I consumatori sono pronti perché i servizi ci sono già. Vede, l'importanza di internet sta crescendo radicalmente in tutti gli aspetti della vita quotidiana e il concetto sul quale lavorare è proprio questo: la migrazione online di prodotti che un tempo risiedevano nei nostri computer. Pensiamo alle imprese: la "nuvola" abbatte anche del 70-80% i costi tecnologici di una start-up, le sembra poco? Le faccio un altro esempio più pop: pensi a Spotify, la piattaforma di musica in streaming. Un approccio simile potrebbe cambiare servizi cruciali come l'istruzione, la sanità e più in generale tutti i servizi pubblici.
 

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