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Il conto per le banche dell´addio a Ligresti

MILANO – Parola d´ordine «vendere ordinatamente» sul mercato. Il consorzio di garanzia degli aumenti di capitale di Fonsai e Unipol, composto da Mediobanca, Unicredit, Credit Suisse, Nomura, Ubs, Barclays, Deutsche Bank, dopo l´asta delle azioni rimaste inoptate si è ritrovato in carico titoli per un totale di 443 milioni. Vale a dire il 19% delle Unipol ordinarie, il 33% delle privilegiate e il 21,5% delle Fonsai ordinarie, cioè pacchetti assai consistenti che ora bisogna cercare di piazzare sul mercato.
Il contratto del consorzio prevede 120 giorni di “orderly market” nel quale le banche si devono coordinare tra loro prima di riversare titoli sul mercato potendo contare sul fatto che in questo periodo Unicredit s´impegna a non vendere il suo 6,6% di Fonsai già detenuto. Quindi per quattro mesi sui titoli Fonsai e Unipol vi sarà notevole pressione in vendita, come si è già verificato nelle ultime due sedute, con volumi di scambi sopra la media e prezzi anche al di sotto dei valori di sottoscrizione (1 euro per Fonsai, 2 euro per Unipol). D´altronde per le cinque banche estere l´obbiettivo di chiudere la difficile operazione con saldo positivo non è poi così lontano. Hanno da piazzare azioni per totali 48 milioni a testa a fronte di un flusso di commissioni pari a 13 milioni. In pratica hanno un margine del 27% per chiudere l´operazione almeno in pari.
Un po´ più complicata la situazione per Mediobanca e Unicredit. La prima ha comunque raggiunto l´obbiettivo primario di mettere in sicurezza i prestiti subordinati per 1,05 miliardi erogati a Fonsai e Milano più altri 500 milioni prestati a Unipol e 70 a Premafin. Ma ora si ritrova circa 40-50 milioni di azioni delle due compagnie da vendere a fronte di commissioni più basse di quelle spettanti alle banche estere ma più alte di quelle riconosciute a Unicredit. Quest´ultima è forse quella che esce meno brillantemente da tutta l´operazione Ligresti. I 370 milioni di prestiti concessi nell´era Profumo alle varie holding Sinergia, Imco e Premafin sono per 186 milioni in mano ai curatori fallimentari, mentre altri 185 sono stati messi in sicurezza tramite il piano di ristrutturazione che il pool di banche ha siglato con Premafin prima dell´ingresso di Unipol. Il management di Unicredit, Federico Ghizzoni in testa, ha sempre sostenuto che l´obbiettivo principale della banca era difendere la recuperabilità di questi crediti. Ma per realizzarlo Unicredit ha accettato il rischio di prendersi un´esposizione in azioni Fonsai di 170 milioni, decisa nel marzo 2011 (azioni svalutate a 22,5 milioni nell´ultima semestrale) salita di altri 61 milioni in seguito all´ultimo aumento di capitale ora concluso. A questo rischio bisogna aggiungere circa 40 milioni in azioni Fonsai e Unipol garantite da Unicredit nell´ambito del consorzio. Il saldo finale dell´operazione lo si potrà conoscere solo quando tutte le azioni saranno state ricollocate sul mercato, ma per il momento si può affermare che i prestiti a Sinergia e Imco sono in gran parte persi, così come i 150 milioni di azioni Fonsai già svalutate in bilancio. Ghizzoni per difendere la bontà della sua scelta deve ora cercare di realizzare una plusvalenza sulle azioni del secondo polo assicurativo che ha all´attivo al valore di 123 milioni.
Intanto i contraccolpi dell´espulsione della famiglia Ligresti da Fonsai si fanno ancora sentire. Ieri l´Isvap (che dal 4 novembre prossimo diventerà Ivarp sotto il controllo di Banca d´Italia) ha deciso di nominare un commissario ad acta per promuovere l´azione di responsabilità verso i consiglieri che avevano avallato le operazioni immobiliari e le consulenze in conflitto di interesse nel periodo della gestione Ligresti. Il commissario Matteo Caratozzolo dovrà «individuare specificatamente i soggetti responsabili delle operazioni compiute in danno di Fonsai e delle controllate» e, inoltre, «determinare il danno riconducibile all´operato o alle omissioni dolose o colpose dei predetti soggetti in tutte le sue varie componenti».

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