Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il conto Iva della cessione ai soci

In un momento come questo, non sono pochi gli imprenditori – soprattutto di piccole dimensioni – che, dopo aver provato a cedere l’azienda, si trovano costretti a valutare la possibilità di chiudere, cessando definitivamente l’attività.
Il costo secco dell’Iva
In queste situazioni, il fisco non prevede alcun trattamento agevolativo a regime. Chi sceglie di cessare l’attività, infatti, è frequentemente costretto (in assenza di acquirenti) a “passare” i beni aziendali invenduti alla propria sfera personale (autoconsumo).
Queste operazioni, sotto il profilo Iva, sono assimilate a normali cessioni a titolo oneroso, ai sensi dell’articolo 2, comma 2, n. 5, Dpr 633/1972 (allineato all’articolo 16, direttiva 2006/112), al fine di evitare che un bene, per il quale è stata detratta l’imposta nel momento dell’entrata nel patrimonio aziendale, giunga detassato al consumo finale (analogo trattamento è previsto per le assegnazioni di beni ai soci secondo il n. 6 dell’articolo 2). Ciò comporta, di regola, l’applicazione dell’Iva, la quale, tuttavia, in mancanza di un’effettiva vendita (e, quindi, dell’incasso del prezzo), si trasforma in un costo “secco” che colpisce l’estromissione del bene. Quando, poi, l’autoconsumo riguarda un fabbricato strumentale, l’assoggettamento al tributo determina un pesante onere fiscale (normalmente 21%), anche se la base imponibile è ora pari al costo d’acquisto del bene (ri)determinato nel momento in cui s’effettua l’operazione (articolo 13, comma 2, lettera c) e non più al valore normale.
L’operazione è rilevante anche ai fini reddituali, ai sensi degli articoli 57 e 58 del Tuir, rispettivamente per i beni merce e per gli strumentali.
Alternative a rischio
Di fronte a un trattamento così pesante sotto il profilo fiscale, non è raro che l’imprenditore decida di attendere, rinviando la scelta oppure optando per soluzioni non sempre lineari, come quella di “trasformare” l’azienda, oramai in possesso del solo fabbricato strumentale, in impresa immobiliare di gestione, nella prospettiva di concedere il bene in locazione.
In entrambe le ipotesi, si tratta di scelte che presentano un certo grado di rischiosità. Fra l’altro, le Entrate possono ora procedere d’imperio (articolo 35, comma 15-quinquies) alla chiusura della partita Iva dei soggetti che, sebbene obbligati, abbiano omesso di presentare la comunicazione di cessata attività, con possibile immediata contestazione proprio del l’autoconsumo dei beni.
La soluzione del Dl 83
A sbloccare almeno in parte la situazione, potrebbero essere le nuove regole Iva per il settore immobiliare in vigore dal 26 giugno scorso. In base alle disposizioni del Dl 83/2012, infatti, anche la cessione di un fabbricato strumentale a un privato (come avviene quando il bene transita nella sfera personale dell’imprenditore) non rientra più nell’ipotesi d’imponibilità Iva obbligatoria: tale regime è previsto solo per l’impresa costruttrice con riguardo alle cessioni – comprese quelle assimilate – di fabbricati costruiti entro cinque anni dalla fine lavori. Secondo l’articolo 10, n. 8-ter), infatti, queste operazioni sono ora “naturalmente” esenti, salvo opzione per l’imponibilità, con un evidente risparmio rispetto alla precedente tassazione con Iva ordinaria.
La scelta per l’esenzione, peraltro, non dovrebbe comportare alcun effetto sul pro rata, dato che l’autoconsumo, in vista della cessazione del l’attività, appare fondatamente riconducibile nell’ambito delle operazioni esenti occasionali (articolo 19-bis, comma 2). Potrà rendersi invece dovuta la rettifica della detrazione (articolo 19 bis2), per i decimi mancanti alla fine del decennio di monitoraggio fiscale dall’acquisto (o dalla fine dei lavori, compresi quelli di ampliamento).
Gli acquisti ante-1973
Non si configura un’operazione rilevante ai fini Iva, invece, se il fabbricato da estromettere è stato acquistato da un privato (o prima del 1° gennaio 1973, data d’entrata in vigore dell’Iva). In tal caso, la cessione è fuori campo Iva e non determina alcuna rettifica della detrazione, salvo che per gli eventuali costi incrementativi sostenuti e per i quali è stata detratta l’imposta (risoluzione 194/E/2002). Se un immobile con queste caratteristiche viene assegnato al socio, tuttavia, è bene rammentare che, pur continuando a trattarsi di una cessione esclusa dal campo applicativo Iva, l’operazione sconterebbe l’imposta di registro proporzionale (articolo 4, n. 2), lettera d), Tariffa, parte I, Dpr 131/1986), riducendo la convenienza dell’operazione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Nelle stesse ore in cui i contagi da coronavirus nel Regno Unito, in Spagna e la Francia crescono a ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Superato lo scoglio di referendum ed elezioni regionali il governo prova a stringere sulla riprivati...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

In un contesto incertissimo per quanto riguarda le trattative tra Bruxelles e Londra su un futuro ac...

Oggi sulla stampa