Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il conto di Moody’s ai big dell’industria e a Comuni e Regioni

di Giuliana Ferraino

MILANO — Regioni, province e città italiane nel mirino di Moody’s. Dopo aver messo sotto osservazione, venerdì scorso, il debito sovrano italiano per un possibile declassamento dall’attuale Aa2, ieri sera l’agenzia americana ha lanciato un nuovo richiamo al nostro Paese, ponendo sotto osservazione prima i rating delle principali società pubbliche italiane: Enel, Eni, Finmeccanica, Poste e Terna, poi a tarda notte è arrivata la comunicazione che nel mirino dell’agenzia di rating sono finite anche: Basilicata, Emilia Romagna, Liguria, Lombardia, Marche, Sicilia, Toscana, Umbria e Veneto, numerose province e le città di Bologna, Milano, Siena e Venezia. Oltre che la Cassa del Trentino e Finlombardia. Una decisione inevitabile, legata al passaggio di venerdì, ha spiegato l’agenzia in una nota. Per l’Italia è un’altra tegola, e potrebbe pesare negativamente su Piazza Affari, dopo la debacle di ieri. In una giornata di passione per tutti i listini europei, depressi dal rinvio del piano di salvataggio della Grecia, Milano è stata ancora una volta maglia nera. Il Ftse Mib, che scontava l’ammonizione di Moody’s di venerdì, ha chiuso in calo del 2,01%, peggio perfino di Atene (-1,96%). In rosso anche le principali Borse europee, che hanno però limitato i ribassi nel finale, dopo aver subito perdite intorno all’ 1%durante tutta la giornata. In chiusura Londra ha registrato -0,38%, Francoforte -0,19%, Parigi -0,63%. In flessione anche il prezzo del petrolio. Il Brent in consegna ad agosto ha chiuso in calo di 1,15 dollari a 112,06 dollari al barile; a New York il Wti ha segnato un prezzo intorno ai 92 dollari al barile. L’euro continua a galleggiare intorno a quota 1,43 sul dollaro. Soltanto l’oro, bene rifugio per eccellenza, è stabile e saldamento oltre 1.530 dollari l’oncia. Ma l’infinita tragedia greca e l'effetto Moody's hanno fatto di nuovo salire i rendimenti e gli spread dei Paesi periferici dell'eurozona. Per l'Italia la forbice tra il Btp a 10 anni e il bund tedesco nel corso della giornata si è allargata fino a 194,2 punti prima di restringersi a 189 punti sulla scia delle dichiarazioni del presidente dell'Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, che ha «corretto» le dichiarazioni del fine settimana sul rischio contagio. «Non credo che domani Italia e Belgio debbano tremare. Ho solo voluto mettere in guardia contro azioni imprudenti che possano scatenare reazioni irrazionali da parte dei mercati» , ha precisato il presidente dell'Eurogruppo. Lo spread tra i titoli decennali ellenici e il bund è balzato di 40 punti base a 1.438 punti, quello del Portogallo è volato ad un nuovo record storico di 821 punti e quello della Spagna a 263 punti. Bastione o baluardo al rischio contagio? «L’Italia è molto lontana dalla Grecia, che è certamente insolvente. E’ molto più vicina alla Spagna, che fa parte di una lunga lista di Paesi al momento solvibili ma vulnerabili al cambiamento di sentiment sul mercato» , valuta il Financial Times nella sua Lex Column. «La politica italiana è senza dubbio scoraggiante, ma il rischio più grande è la stagnazione non il caos» , avverte il quotidiano, suggerendo «una seria riforma strutturale» , come il migliore regalo che il Paese possa fare a se stesso per il suoi 150 anni.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

TORINO — La produzione della 500 elettrica ferma i contratti di solidarietà nel polo torinese, tr...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Non deve essere imputata la società unipersonale. Non sulla base del decreto 231. In questo...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Ancora al palo la corsa agli aumenti di capitale agevolati dall’articolo 26 del Dl 34/2020...

Oggi sulla stampa