Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il conto di avvocati, notai e dentisti si potrà pagare con il bancomat

Il conto dal notaio? Si può pagare con il bancomat. La parcella dall’avvocato? Anche. Beninteso: è necessario che il nostro professionista di fiducia sia dotato di Pos (Point of Sale), altrimenti anche le buone intenzioni restano tali. Lo schema di decreto appena elaborato dal ministero dello Sviluppo Economico e inviato alla Banca d’Italia per un parere finale, ha introdotto alcune deroghe rispetto alla legge numero 221, uno degli ultimi atti della precedente legislatura. Norma che prescriveva l’obbligo dal primo gennaio 2014 per tutti gli studi professionali di «accettare i pagamenti effettuati attraverso carte di debito». La ratio era quella di limitare l’uso del contante in ottica di anti-riciclaggio e anti-evasione fiscale.
Così, tutto il 2013 sarebbe dovuto servire per adeguarsi alle novità, nonostante il mondo delle professioni avesse fatto presente a più riprese alcuni rilievi. Soprattutto due: il rischio di un aggravio dei costi per il cliente con inevitabile “ricarico”, dato il costo delle commissioni che istituti di credito e circuiti internazionali pretendono per il servizio di pagamento elettronico con diretto accredito sul conto corrente. Due: l’uso del bancomat sarebbe funzionale – ritengono all’unisono Confprofessioni e il Cup, il comitato degli ordini professionali – soprattutto per i tagli di piccola entità, visto i massimali piuttosto bassi stabiliti dalle banche nell’uso delle carte di debito.
L’esito finale è proprio questa bozza di decreto del Mise, che stabilisce come l’uso dei «Pos» sia previsto «limitatamente ai pagamenti effettuati destinati allo svolgimento dell’attività di vendita di prodotti o di prestazione di servizi e per transazioni con importi superiori ai 30 euro».
Di più: l’obbligo vige adesso solo per i professionisti/studi professionali che dichiarino oltre 200 mila euro ai fini Irap. Soglia oltre la quale sono compresi gran parte degli studi notarili – secondo la media delle dichiarazioni 2012 diffuse dal dipartimento delle Finanze nell’agosto scorso – e con buona approssimazione i grossi studi legali e di architettura, una parte degli studi odontoiatrici e di medicina specialistica.
Dice Marina Calderone, presidente del Cup e del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro, che la bozza elaborata dal Mise presenta ora una «maggiore aderenza alla realtà». Concorda Gaetano Stella, presidente di Confprofessioni, che rileva come il precedente testo in attesa dei regolamenti attuativi, denotava «una totale incomprensione nei confronti di oltre 2,3 milioni di professionisti e ipotizzava un vero e proprio regalo ai circuiti internazionali di pagamento».
Cosi però sembra una sorta di compromesso a metà. Da un lato l’urgenza dell’esecutivo – peraltro suffragata dalle raccomandazioni dell’Unione europea – di facilitare i pagamenti elettronici e di conservare l’impianto originario. Dall’altro i rilievi condivisibili del mondo delle professioni.
Nel mezzo tutto il mondo del commercio, destinatario principale del decreto dell’allora governo Monti. Quella legge – rileva Calderone – aveva la colpa «di mettere sullo stesso piano realtà tra loro eterogenee», come il piccolo esercente, l’avvocato di provincia e i grossi studi internazionali. Su tutto, resta la necessità di far fronte all’elusione/evasione fiscale. Se con un Pos a portata di mano, meglio .

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«Non sapevo che Caltagirone stesse comprando azioni Mediobanca. Ci conosciamo e stimiamo da tanto t...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Primo scatto in avanti del Recovery Plan italiano da 209 miliardi. Il gruppo di lavoro "incardinato"...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

La Cina ha superato per la prima volta gli investimenti in ricerca degli Stati Uniti. Pechino è vic...

Oggi sulla stampa