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Il conto della Tasi potrebbe slittare ancora

Riprende a ballare la data per il rinvio della prima rata della Tasi, la nuova tassa sulla casa, che scade il 16 giugno. Due giorni fa, per i soli Comuni che non fisseranno aliquote e detrazioni entro venerdì, il ministero dell’Economia aveva annunciato in una nota lo slittamento a settembre. E la scelta sembrava già fatta per il 16 del mese. Ma nelle ultime ore ha preso quota l’ipotesi di un rinvio più lungo, al 30 settembre o addirittura a ottobre. E questo perché il 16 settembre sarebbe troppo vicino al rientro dalle vacanze, sovrapposto alla riapertura delle scuole: insomma, a serio rischio di code agli sportelli e di arrabbiatura del contribuente. L’osservazione è partita dai Caf, i Centri di assistenza fiscale, che non a caso ieri hanno chiesto di far slittare anche un’altra scadenza, quella per la presentazione del 730. 
La decisione finale, si spera, arriverà con il decreto legge che il Consiglio dei ministri potrebbe approvare già domani. Nello stesso testo si dovrà chiudere anche la parte economica della questione: dopo le frenate degli ultimi giorni il governo ha deciso di anticipare i soldi ai Comuni che a giugno non incasseranno la Tasi. Lo scontro si è spostato sugli interessi passivi da pagare sulle stesse anticipazioni, che il governo vorrebbe mettere in conto ai Comuni ma che i sindaci respingono verso Roma. Una soluzione si troverà, in gioco ci sono «appena» 3 milioni di euro. Nel frattempo aumentano i Comuni che hanno fissato aliquote e detrazioni, e pubblicato le relative delibere sul portale del federalismo fiscale, condizione richiesta dalla legge per confermare al 16 giugno la scadenza della prima rata. A ieri sera erano 1.200, più altri 112 in dirittura d’arrivo. Segno che il braccio di ferro degli ultimi giorni sui soldi da anticipare ha dato i suoi frutti. Ieri sono arrivate le delibere di Genova, Venezia e Alessandria, oggi dovrebbe essere la volta di Napoli, mentre Trieste e Ravenna hanno alzato bandiera bianca annunciando il rinvio a settembre. Varese si chiama fuori e chiederà alla Consulta di pronunciarsi sulla costituzionalità dell’intera tassa. Mentre i consumatori del Codacons giudicano illegittimo il rinvio solo per i Comuni ritardatari perché creerebbe disparità di trattamento tra contribuenti. Un discreto caos, insomma.
Proprio ieri il presidente del Consiglio Matteo Renzi ha confermato di voler semplificare il Fisco: «Sono convinto che se ci impegniamo le tasse possiamo pagarle con un sms». Un annuncio apprezzato dal sottosegretario all’Economia Enrico Zanetti che però chiede di «archiviare già dal 2015 l’obbrobrioso pasticcio Tasi-Imu che il governo ha ereditato». Sempre ieri è diventato legge il decreto casa, con il voto finale della Camera dopo la fiducia incassata il giorno precedente e con nuove proteste davanti a Montecitorio dei movimenti per la casa. Tra le tante misure contenute nella legge c’è il rifinanziamento del fondo per i cosiddetti morosi incolpevoli, chi non paga l’affitto perché ha perso il lavoro; la riduzione dal 15 al 10% della cedolare secca, il prelievo fisso sul reddito per chi dà in affitto una casa a canone concordato; l’espulsione per cinque anni dalle liste per le case popolari di chi occupa abusivamente un immobile.

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