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Il contenzioso tributario accorcia le distanze con la giustizia civile

di Mauro Nicola 

La giustizia tributaria si avvicina sempre più a quella civile. È uno dei dati più significativi in materia di contenzioso tributario, che, per molti versi potrebbe definirsi nuovo, viste le numerose recenti modifiche. Con i vari, e ripetuti, interventi normativi estivi, infatti, il legislatore ha introdotto l'applicazione del contributo unificato, imponendo, inderogabilmente, nuovi elementi da inserire nell'atto introduttivo del giudizio; l'utilizzazione della nota di iscrizione a ruolo della causa, stabilendo incompatibilità per l'assunzione dell'incarico di giudice tributario; il nuovo istituto del reclamo mediazione, e infine prevedendo una procedura condonistica di definizione delle liti pendenti.

Il contributo unificato. L'articolo 37 del decreto legge n. 98 del 2011, convertito nella legge 111/2011, modificando il Testo unico in materia di spese di Giustizia, ha introdotto nel processo tributario il contributo unificato, già previsto nell'ambito del processo civile e amministrativo, prevedendone il pagamento per ciascun grado di giudizio del processo tributario, abrogando allo stesso tempo la debenza dell'imposta di bollo per gli atti e provvedimenti soggetti al contributo unificato all'interno del processo tributario. Tali modifiche riguardano i ricorsi notificati dal 7 luglio 2011, indipendentemente dalla data del deposito presso le segreterie delle commissioni tributarie provinciali e regionali, ovvero dalla data di richiesta di iscrizione a ruolo. Relativamente alla determinazione del contributo unificato c'è da rilevare che la sua misura è proporzionale al valore della lite, con un minimo di trenta euro per arrivare a un massimo di 1.500 euro. Nel caso di controversie tributarie di valore indeterminabile sarà, invece, dovuto un contributo unificato pari a 120 euro per i ricorsi notificati dal 17 settembre 2011. È opportuno osservare che il contributo unificato non è applicabile sempre e comunque a tutti gli atti del processo tributario, ma trova delle esclusioni. Particolare attenzione andrà posta dal difensore abilitato per la determinazione dell'ammontare del contributo unificato in funzione del grado di giudizio. Infatti, nel giudizio di primo grado il valore della lite sarà determinato facendo riferimento all'ammontare del tributo oggetto del ricorso principale, con la conseguenza che nel caso in cui l'atto impugnato contenga più tributi, il valore della lite verrà identificato esclusivamente con quello relativo al tributo di cui si chiede l'annullamento. Mentre sulla determinazione del contributo unificato dovuto per i giudizi di secondo grado possono verificarsi le maggiori difficoltà di calcolo. Se per tali ricorsi vale la regola del contributo unificato commisurato al valore della lite, ossia al tributo, allora sarà opportuno ricordare che molte sentenze di primo grado, riformatrici dell'atto impugnato, prevedono la rideterminazione degli imponibili, e non delle imposte. In questo caso qualche problematica insorgerà necessariamente per il difensore che si trovasse di fronte alla necessità di individuare il valore della lite per l'impugnativa di secondo grado. In questo caso, difatti, il valore da prendere a base della determinazione del contributo unificato non sarà immediatamente individuabile, ma richiederà una serie di passaggi che possono riassumersi come segue: verifica della revisione riduttiva degli imponibili, rideterminazione delle imposte e individuazione degli importi dovuti quale contributo unificato.

Nuovi obblighi del difensore tributario. La cosiddetta manovra di Ferragosto ha profondamente innovato gli adempimenti procedurali, e formali, posti in capo al difensore tributario. Diventa, quindi, obbligatorio inserire nell'atto introduttivo del giudizio: l'indirizzo di posta elettronica certificata del difensore (pec); il numero di fax del difensore abilitato; il codice fiscale della parte. Tale obbligo di indicazione decorre dallo scorso 17 settembre 2011, in seguito alla modifica dell'articolo 18 del dlgs n. 546/92. C'è comunque da segnalare che la mancata evidenziazione della pec non genererà mai la nullità dell'atto, ma semplicemente una sanzione economica pari a un incremento del contributo unificato dovuto per la causa in oggetto pari al 50% dell'importo dello stesso contributo unificato. Medesima sanzione è prevista anche nel caso in cui venga omesso il codice fiscale della parte nel ricorso.

La nota di iscrizione a ruolo. Dal 17 settembre 2011, la nota di deposito, vigente dal 27 febbraio 2006, è stata pensionata lasciando il posto alla nuova nota di iscrizione. Tale nuovo documento dovrà essere compilato a cura del ricorrente all'atto della costituzione in giudizio presso la segreteria della Commissione tributaria provinciale, ovvero presso la segreteria della Commissione tributaria regionale. Il ministero dell'economia e delle finanze ne ha predisposto due versioni, una da utilizzarsi per la costituzione innanzi alla commissione tributaria provinciale, e una da utilizzarsi per la costituzione dinanzi alla commissione tributaria regionale. Il modello di iscrizione a ruolo oltre a essere obbligatoriamente sottoscritto dal suo estensore dovrà contenere gli appositi codici contenuti in coda al modello. Ricordiamo che, a decorrere dal prossimo 1 aprile 2012, sarà necessario, per le liti di valore inferiore ai 20 mila euro, indicare all'interno della nota di iscrizione a ruolo l'avvenuto esperimento della procedura di reclamo o mediazione prevista dall'articolo 17-bis del dlgs n. 546/92.

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