Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il consumo non va «corretto»

Edoardo Riccio
Niente coefficienti correttivi per la ripartizione della spesa, a seguito dell’introduzione della contabilizzazione con il decreto legislativo del 4 luglio 2014 n. 102.
Infatti, per favorire il contenimento dei consumi energetici attraverso la contabilizzazione dei consumi individuali e la suddivisione delle spese in base ai consumi effettivi di ciascun centro di consumo individuale, per la corretta suddivisione delle spese connesse al consumo di calore per il riscaldamento, l’importo complessivo deve essere suddiviso in relazione agli effettivi prelievi volontari di energia termica utile e ai costi generali per la manutenzione dell’impianto, secondo quanto previsto dalla norma tecnica Uni 10200 e successivi aggiornamenti.
La prima osservazione è che la norma Uni Cti 10200 (l’ultima revisione è del febbraio 2013), nata con carattere volontario, è divenuta obbligatoria. Il legislatore non rimette però totalmente la definizione dei criteri della spesa all’Uni. Sono consierati «effettivi» i «prelievi volontari di energia termica utile», ovvero il calore che viene prelevato dai singoli termosifoni mediante azione sulla valvola termostatica. Sono inoltre considerati connessi alla contabilizzazione anche «i costi generali per la manutenzione dell’impianto».
Resta all’Uni (il quale ha delegato al Cti – Comitato Termotecnico Italiano) il compito tecnico di individuare come calcolare i prelievi volontari. Pertanto, nessuna funzione legislativa viene assegnata a un organismo diverso dalle Camere.
Deve quindi considerarsi non conforme alla legge il ricorso ai cosiddetti “coefficienti correttivi”. Questi, ai fini del calcolo della quota per consumo volontario, tengono in considerazione le dispersioni di calore degli appartamenti in (presunta) posizione svantaggiata (come per gli appartamenti posti all’ultimo piano). È un parametro non previsto dalla legge che, invece, fa riferimento al solo prelievo di calore dai corpi scaldanti.
Si consideri che, quando i cittadini-condòmini si saranno abituati all’utilizzo delle valvole termostatiche, probabilmente l’impianto di riscaldamento svolgerà il proprio servizio in maniera totalmente difforme rispetto a quanto siamo abituati. Oggi, infatti, pensiamo all’utilizzo dell’impianto in condizioni standard, in cui, cioè, tutti gli appartamenti sono scaldati. In questa circostanza, risultano penalizzate le unità immobiliari in posizioni di maggior dispersione. Domani, però, molti appartamenti (anche intermedi) potrebbero essere freddi in quanto poco o per niente utilizzati. Ne consegue che un appartamento in un piano intermedio oggi è scaldato da tutti i lati, mentre in futuro così potrebbe non essere. In una situazione di questo tipo appare insufficiente conteggiare le dispersioni del solo ultimo piano in quanto anche altri si possono trovare nella medesima situazione.
Del resto il concetto dei “consumi effettivi” è voluto dalla Direttiva Ue alla quale si dovranno adeguare tutti gli Stati Membri.
Va poi ricordato che la ripartizione della spesa effettuata in maniera difforme dai principi evidenziati e dalla norma Uni Cti 10200 prevede l’irrogazione di una sanzione amministrativa da 500 a 2500 euro, oltre alla nullità della delibera.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Torna l’incubo della crescita sotto zero, con l’Europa che teme di impiantarsi nuovamente nel qu...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il chief executive officer uscente di Ubs, il ticinese Sergio Ermotti, saluta la banca con cifre del...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le quotazioni di Borsa di Mediobanca a ottobre si sono attestate a 6,88 euro di media con scambi gio...

Oggi sulla stampa