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Il consumatore sceglie il suo tribunale

di Debora Alberici  

Il foro esclusivo del consumatore prevale anche nelle cause contro l'avvocato. Infatti, la lite fra legale e cliente dev'essere discussa presso il tribunale del distretto dove quest'ultimo ha la residenza. Non è tutto. La residenza del professionista diventa invece decisiva nel caso in cui l'assistito sia un'azienda o un imprenditore.

È quanto sancito per la prima volta dalla Corte di cassazione che, con la sentenza numero 12685 del 9 giugno 2011, ha respinto il ricorso di un legale che aveva ottenuto dal tribunale di Roma un decreto ingiuntivo nei confronti di un suo cliente, un professore universitario, in una causa di fronte al Tar.

L'insegnante si era opposto e i giudici avevano dichiarato, in secondo battuta, la loro incompetenza rimettendo gli atti al tribunale di Larino. A questo punto il legale ha presentato ricorso in Cassazione ma qui ha perso definitivamente. Infatti il Collegio di legittimità lo ha respinto confermando che gli atti devono rimanere nel palazzo di giustizia molisano.

«È evidente, quindi», così motivano gli Ermellini, «che la disciplina del consumatore si applica anche al professionista prestatore d'opera intellettuale (art. 2229 c.c.), qual è l'avvocato».

Fra l'altro a nulla rileva che «il rapporto tra l'avvocato e il professionista sia caratterizzato dall'intuitu personae e sia, non di contrapposizione, ma di collaborazione (questo, tra l'altro, solo nei rapporti esterni con i terzi, ossia con le controparti del cliente), non rientrando tale circostanza nel paradigma normativa». Anche in questo caso, dice la Corte, si versa nell'ipotesi di contratto (d'opera professionale) stipulato tra un professionista (l'avvocato), che tipicamente conclude quel tipo di contratto nella sua attività professionale, e un cliente, il quale, a seconda delle circostanze, può esser un consumatore o meno.

Tutto diverso quando il cliente è un imprenditore o un'azienda. Ecco un altro punto fondamentale della decisione: per il codice del consumatore «il foro alternativo speciale di cui all'art. 637, c. 3 c.p.c. opera solo nell'ipotesi in cui il cliente, tenuto alla prestazione del corrispettivo all'avvocato, sia una persona giuridica oppure – nell'ipotesi in cui il cliente sia una persona fisica – che esso non rivesta la qualità di consumatore e, quindi, che abbia richiesto la prestazione professionale all'avvocato per uno scopo estraneo alla sua attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta».

Fra gli altri aspetti chiariti in sentenza uno sicuramente interessante è capire, soprattutto da un punto di vista pratico, il tipo di rapporto che si è instaurato fra professionista e cliente. In proposito la terza sezione civile ha chiarito che il foro del consumatore prevale anche se il contratto non è stato concluso per iscritto o con appositi formulari o moduli. Anche la Procura generale della Suprema corte aveva sollecitato il rigetto del ricorso del legale.

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