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Il Consiglio Ue dice sì alla riforma sul rating

Con l’approvazione dei 27 stati membri dell’Unione l’iter di approvazione della riforma delle agenzie di rating ha compiuto ieri un altro passo avanti. L’obiettivo del nuovo regolamento è di limitare il rischio che la pubblicazione dei rapporti sulla solidità creditizia dei Paesi possa provocare incertezze e tensioni sui mercati finanziari. In più di una occasione in questi ultimi anni, le agenzie di rating sono state accusate di avere peggiorato la crisi debitoria.
Le nuove norme hanno come obiettivo di limitare i rischi di conflitto d’interesse, di aumentare la trasparenza e la concorrenza in un settore dominato da tre grandi agenzie di rating (Moody’s, Standard & Poor’s e Fitch Ratings). Con le nuove regole, approvate in seduta plenaria dal Parlamento europeo in gennaio, gli investitori potranno citare in giudizio le agenzie in caso di negligenze gravi o intenzionali. Prima questa possibilità era possibile solo da alcuni ordinamenti nazionali.
Per prevenire conflitti di interesse, le norme obbligano le agenzie di informare se un azionista con il 5% o più del capitale o dei diritti di voto detiene il 5% o più di una società valutata, è vietata la proprietà del 5% o più del capitale o dei diritti di voto in più di un’agenzia a meno che questa non appartenga allo stesso gruppo. Le società che emettono prodotti strutturati e che pagano per ricevere un rating, saranno obbligati a cambiare agenzia ogni quattro anni. Inoltre, i rating del debito sovrano dovranno essere rivisti ogni 6 mesi (contro i 12 mesi attualmente).
Il relatore del testo legislativo in Parlamento, il deputato del Partito democratico Leonardo Domenici, aveva proposto il divieto del rating sovrano e la nascita di un’agenzia di rating europea indipendente. Idee che non hanno avuto successo, anche perché l’assemblea era divisa su ipotesi ritenute da molti troppo radicali. La stessa Commissione stima che la creazione di una agenzia europea avrebbe un costo per la mano pubblica di 300-500 milioni di euro su un periodo di cinque anni.
Ciò detto, l’esecutivo comunitario, rappresentato in questo dossier dal commissario al mercato unico Michel Barnier, dovrà presentare un rapporto su questa ipotesi. Sulle regole per le valutazioni del debito sovrano si era scatenata una dura battaglia sia al Consiglio che in Parlamento. A preoccupare le parti erano eventuali effetti pro-ciclici dei rating creditizi e interventi non trasparenti con pesanti conseguenze sui mercati finanziari.

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