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Il Consiglio diviso non frena Draghi La danza di Lagarde ad Ayacucho

I mercati, che certe volte cercano stimoli monetari come un cocainomane cerca la polvere bianca, ieri sono entrati in confusione di fronte alle decisioni annunciate da Mario Draghi dopo il Consiglio dei governatori della Bce. Hanno avuto l’impressione che la Banca centrale europea non abbia fatto passi avanti sulla strada del cosiddetto Quantitative easing ( Qe ) a 360 gradi, cioè dell’acquisto oltre che di titoli privati anche di titoli degli Stati dell’eurozona. Impressione rafforzata dalle divisioni interne al Consiglio stesso: sei membri su 24 hanno votato contro su un punto qualificante del comunicato finale. 
In realtà, dalla conferenza stampa di Draghi si è capito che ieri la banca ha deciso, a maggioranza, di intraprendere proprio la strada attesa, quella del Qe . E, come si dice nel comunicato in due passaggi votati all’unanimità, sarà una early action , cioè lo farà presto nel prossimo anno. Anche se la tedesca Bundesbank dovesse essere, come ha più volte segnalato, contraria: per un’operazione di Qe , ha detto Draghi, «non ci serve unanimità». Di fatto, è l’annuncio di una decisione presa. La reazione dei mercati, immediatamente negativa con l’euro in salita e poi un po’ moderata, pare sia dovuta a posizioni speculative prese da alcuni investitori ( hedge fund ) americani che avevano scommesso sul lancio ufficiale dell’operazione già ieri e che quindi si sono dovuti ricoprire. Ma si può dire che la barca del controverso acquisto massiccio di titoli degli Stati dell’eurozona (in quantità proporzionali ai loro Pil) ieri ha preso il largo.
Durante la riunione del Consiglio, le opposizioni alla linea espansiva sostenuta da Draghi si sono fatte sentire. Tutti i membri si sono detti d’accordo sull’intraprendere ulteriori misure «non convenzionali» di politica monetaria all’inizio del 2015 se ce ne sarà bisogno (cioè se l’inflazione calerà ancora). Ma dopo questa soglia di consenso sono scattate le divergenze. Apparentemente su un termine, in realtà sulla strategia. Alcuni membri del Consiglio — secondo fonti di Francoforte il presidente della Bundesbank Jens Weidmann, i membri dell’Esecutivo Yves Mersch (lussemburghese) e Sabine Lautenschläger (tedesca), e altri tre governatori nazionali — hanno votato contro a una modifica di termine nel comunicato. Mentre un mese fa si leggeva che la banca «si aspetta» di aumentare il proprio bilancio (cioè di introdurre liquidità nell’economia) per mille miliardi, questa volta si legge che la banca «intende» farlo. Su questo rafforzamento della determinazione a intervenire si sono create una maggioranza di 18 e una minoranza di sei (in quest’ultima i due importanti membri tedeschi).
La spiegazione sta nel fatto che per arrivare ai mille miliardi c’è quasi sicuramente bisogno di comprare titoli di Stato. La Bce sta già acquistando titoli privati (covered bond e Abs) sul mercato. Ma in Europa ce ne sono pochi: in complesso non più di 850 miliardi, che ovviamente Francoforte non potrà comprare in blocco. Si calcola che anche titoli di società ad alta affidabilità la Bce ne potrebbe acquistare non più di 50-70 miliardi l’anno (pur su una platea di 850 miliardi). L’unico veicolo disponibile davvero liquido, con il quale potrebbe introdurre denaro nell’economia per mille o più miliardi, è dunque l’acquisto di titoli di Stato: ce ne sono in circolazione più di 6.500 miliardi. Ma qui sta il problema: la tedesca Bundesbank ed altri in Germania e in Europa sono contrari a un’operazione del genere, ritenuta pericolosa e illegale. Dunque preferiscono «aspettarsi» piuttosto che esprimere un’intenzione di fare.
La decisione presa ieri di elevare il livello di preparazione tecnica della Bce in vista del lancio del Quantitative easing probabilmente a gennaio è destinata a creare scontri nelle prossime settimane. Importante sarà, per misurare il livello di consenso raggiungibile, la posizione del governo di Berlino. In altri momenti, Angela Merkel ha appoggiato velatamente Draghi, anche contro la Bundesbank, e ciò è bastato per dare un segnale ai mercati e allo stesso establishment finanziario tedesco. Qualcosa del genere oggi farebbe chiarezza. Indipendentemente da Berlino, però, Draghi ha ormai deciso di percorrere la strada dell’acquisto di titoli di Stato. Anche perché il mandato della Bce consiste nel garantire la stabilità dei prezzi (cioè un’inflazione inferiore ma vicina al 2%, mentre ora è allo 0,3%). «È il non perseguire il nostro mandato — ha detto — che sarebbe illegale».
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