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Il Consiglio di Stato «sospende» il Tar sul caso Banca Profilo

Il consiglio di Stato sospende la sentenza del Tar del Lazio sul caso Banca Profilo-Arpe. Il confronto serrato tra la banca e la Consob, dunque, continua.
Il 27 novembre scorso il tribunale amministrativo aveva respinto il ricorso dell’istituto nel quale chiedeva l’annullamento del procedimento sanzionatorio della Consob nei confronti di Matteo Arpe (come presidente di Arepo, controllante di Banca Profilo) e di Fabio Candeli (ad di Banca Profilo) per presunta manipolazione del mercato, relativamente all’acquisto di circa un 8% del capitale della banca nel periodo che va dal 21 giugno 2011 al 27 maggio 2013. Un’accusa che il pool di avvocati di Profilo ha cercato di smontare puntando su due fronti: uno procedurale, che ha portato avvocati e Consob davanti al Tar; e uno prettamente operativo che chiama in causa la debolezza delle azioni Banca Profilo nell’arco temporale monitorato e il contesto nel quale si sono concretizzate le operazioni di acquisto. Il Consiglio di Stato, evidentemente, si è espresso relativamente al primo punto. Gli avvocati dell’istituto e di Arepo a suo tempo hanno infatti chiesto al Tar l’annullamento del processo sanzionatorio perché ritenuto contrastante con le norme sul giusto processo stabilite della Corte europea dei diritti dell’uomo. I legali hanno lamentato di fatto che non sia stato concesso il contraddittorio, l’accesso alle basi dati e un giudice indipendente. Il Tar, tuttavia, ha «respinto» il ricorso «perché infondato». Di fatto il tribunale ha accolto la tesi dei legali della Commissione secondo cui «la Corte EDU (il riferimento è la sentenza n 18640, ndr), da un lato, ha riconosciuto che, sebbene il procedimento di applicazione delle sanzioni per market abuse non presenti le caratteristiche che dovrebbe avere un processo penale, tale carenza non inficia la regolarità del procedimento sanzionatorio, perché la sanzione irrogata può essere sottoposta ad un controllo giudiziario di merito pieno, senz’altro garantito nell’ordinamento italiano». Il Consiglio di Stato, però, sembra non pensarla così: «Considerato che – è scritto nel decreto pubblicato ieri – allo stato appaiono sussistere sufficienti elementi di fumus con riferimento alle logiche ed integrali conseguenze della sentenza Cedu n.18640 del 4 marzo 2014» è stata accolta l’istanza, sospesa l’efficacia della sentenza impugnata e fissata la discussione in camera di consiglio per il 13 gennaio 2015.

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