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Il consiglio di Impregilo nomina Salini al vertice

La prima mossa di Pietro Salini post-vittoria su Impregilo è cercare il disgelo con il rivale Beniamino Gavio. Il day-after la storica vittoria, che ha portato un outsider a espugnare il più grande costruttore italiano e una delle roccaforti della finanza milanese, è trascorso, da una parte, all’insegna dell’incoronazione dei vincitori. Dall’altra quegli stessi vincitori, appena insediati, puntano a rasserenare il clima attorno alla società, dopo mesi di scontro e attacchi violenti.
Salini si rende conto che, nonostante abbia oggi il controllo del board, il rischio più concreto e immediato che corre è quello dell’ingovernabilità (già in qualche modo minacciata da Gavio) e quindi punta alla politica del disgelo. Appena insediato, il nuovo cda è già al lavoro e va subito al punto: porre le basi per la fusione tra Impregilo e Salini, perno di tutta la scalata alla società e obiettivo dichiarato di Salini. E siccome Gavio, pur sconfitto, rimane l’azionista con cui confrontarsi e titolare di una quota analoga (il 29,9%), per fare l’aggregazione bisogna convincere i rivali della bontà del piano. Soprattutto perché una fusione dovrebbe passare per l’assemblea, dove sarebbe richiesta, da statuto Impregilo, un maggioranza del 66% del capitale. Visto che due giorni fa era presente l’80% dei soci e Salini ha vinto con uno scarto minimo, il 2%, e con una percentuale (il 51%) lontana da quella dei 2/3, Gavio può fare da minoranza di blocco.
Il primo cda della nuova era Salini ha visto la distribuzione delle deleghe: Pietro Salini avrà pieni poteri e sarà l’amministratore delegato. E nel comitato esecutivo, il nocciolo duro dove si concentra il comando, Salini si è circondato dei suoi uomini più fidati: il presidente Claudio Costamagna e gli stretti collaboratori Massimo Ferrari (l’ex uomo Consob e il vero stratega della partita vittoriosa) e Claudio Lautizi. Nell’inner circle, entra anche l’indipendente Laura Cioli, l’ex manager di Sky Italia. La novità è l’istituzione di un Corporate Governance Advisory Board, composto tra l’altro dal consigliere in quota a Gavio (l’avvocato Giuseppina Capaldo) ed esperti esterni, con il compito di analizzare la struttura di governance esistente e, all’esito di tali analisi, di proporre al consiglio le modifiche da adottare.
Secondo indiscrezioni, già ieri Salini avrebbe tentato un primo contatto con il rivale. Che quella fosse la strada era già stato anticipato dallo stesso imprenditore martedì in assemblea quando aveva usato toni più distesi e pacati, invitando all’armonia dei soci. Almeno al momento, però, Gavio, che si è visto ribaltato nel ruolo di socio di minoranza, sembra irremovibile. E anzi pensa già alle contromosse: la famiglia di Tortona si è vista sfilare di mano la società dopo sette anni di attesa e non ci sta a perdere la partita. Con gli avvocati, secondo quanto riferiscono rumors di mercato, starebbe studiando di impugnare il voto di martedì. Lo scopo è far annullare l’assemblea che, grazie al voto di Amber e alle deleghe raccolte dallo stesso Salini, ha deposto Gavio da Impregilo e ha issato la bandiera del gruppo romano.

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