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Il Consiglio di Bankitalia oggi in seduta «ordinaria»

di Carlo Marroni

Le nuove tensioni emerse nella maggioranza sul tema della manovra economica – che saranno oggi al centro di un vertice con il premier Silvio Berlusconi – potrebbero rimandare di qualche tempo l'avvio dell'iter per la nomina del successore di Mario Draghi, che si insedierà al piano nobile di Via Nazionale dal prossimo novembre.

Il direttore generale del Tesoro, Vittorio Grilli, resta il candidato preferito dal governo. E riscuote il gradimento di una fetta consistente del sistema bancario e soprattutto delle fondazioni, in sintonia con via Venti Settembre. Ieri si è rafforzata la voce che il premier volesse far votare già oggi il parere al consiglio superiore della Banca d'Italia – convocato da tempo per l'ordinaria riunione mensile e al quale Draghi comunicherà ufficialmente oggi l'avvenuta nomina alla presidenza della Bce e la sua uscità dalla Via Nazionel alla fine del prossimo mese di ottobre – e portare il decreto al consiglio dei ministri di giovedì, insieme a manovra e riforma fiscale.

Ma a ieri sera non risultava arrivata nella mani dei consiglieri "superiori" – e in particolare di quelle di Paolo Blasi, consigliere anziano – alcuna richiesta di parere da Palazzo Chigi, anche se è stata raccolta l'indiscrezione che fossero in partenza alcune comunicazioni: due sui "criteri" da seguire e una specifica con il nome di Grilli. In ogni caso, in assenza di tutti i requisiti formali, è difficile che oggi la riunione ordinaria possa essere trasformata ad horas in straordinaria, salvo naturalmente sorprese dell'ultimo minuto, sempre possibili. In quel caso sarebbe necessaria, o quantomeno opportuna, la presenza di tutti e 13 i consiglieri superiori, e a quanto risulta almeno uno oggi non dovrebbe essere presente a palazzo Koch. Ovviamente ogni soluzione è possibile (voto a distanza con telegramma?) ma sarebbe «una forzatura delle procedure, e il Capo dello Stato ha fatto sapere di volere il massimo rispetto delle forme, che in queste decisioni sono sostanza, ma anche di non avere obiezioni sui nomi fatti» afferma una fonte ben informata. A questo punto quindi un rinvio è quantomeno probabile, magari alla riunione già prevista per il 28 luglio. Tempi più lunghi permetteranno una decisione più ponderata e il rafforzamento deciso della posizione di Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d'Italia dal 2006 e per lunghi anni "ministro degli esteri" dell'Istituto di emissione, espressione della continuità con la gestione Draghi, che infatti risulta appoggiarlo.

Dice una persona molto vicina al dossier: «Entrambi sono nomi eccellenti. A voler fare una esame attento della situazione si può dire che la discontinuità cui sarebbe favorevole il governo con la proposta di Grilli forse non sarebbe ben vista da chi tiene sotto osservazione il nostro paese in questo momento di turbolenza, quindi per esempio le agenzie di rating». Parole condivise dalla struttura di Via Nazionale, che vedrebbe con la nomina di Saccomanni sia il ritorno alla tradizione della successione interna – interrotta proprio da Draghi nel 2005 – sia la possibilità di un risiko interno di nomine, con l'ascesa alla direzione di uno dei tre vice, Ignazio Visco, Anna Maria Tarantola e Giovanni Carosio. Gira ancora l'ipotesi di un arrivo nel direttorio di Lorenzo Bini Smaghi, il membro del board della Bce che ha annunciato le dimissioni entro fine anno, ma viene esclusa sia nei circuiti del governo che in quelli monetari.

La politica perlopiù resta distante dal dossier, viste anche le turbolenze. «Mi auguro che il governo scelga la strada del colloquio e della concertazione con l'opposizione» afferma il leader dell'Udc, Pier Ferdinando Casini. «É importante non disperdere le energie interne alla Banca d'Italia: Draghi ha fatto un ottimo lavoro e abbiamo ottimi dirigenti. Bisogna stare attenti che designazioni esterne non vengano a coincidere con la delegittimazione delle qualità interne». Parole che sembrano chiaramente indicare il nome di Saccomanni.

Intanto il toto-nomine di Bankitalia finisce nel botteghino delle scommesse: per i bookmaker è Bini Smaghi il candidato ideale alla successione del governatore della Banca d'Italia. Secondo una nota di Agicos, il banchiere fiorentino si gioca, infatti, a 2.10 e precede Grilli a quota 3.00. A seguire, quota 5.00 per Saccomanni, mentre chiude le previsioni Visco, a quota 11.00.

 

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